A riaprirlo era stata l’inchiesta bis nel 2022 dalla Procura di Trieste che poi aveva chiesto l’archiviazione per Elvo Zornitta e altri 10 indagati dopo l’esito della superperizia genetica discussa a fine ottobre. Dalle analisi infatti non erano emerse corrispondenze tra il materiale genetico estratto da alcuni reperti e il Dna di 63 persone coinvolte nel test, tra cui gli 11 indagati. Al presunto attentatore del Nordest sono attribuiti 32 ordigni piazzati tra il 1994 e il 2006. Gli attentati, avvenuti principalmente tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, hanno ferito diverse persone, inclusi bambini, utilizzando trappole esplosive in oggetti di uso comune come tubetti di maionese e ovetti Kinder. Il caso era stato riaperto dopo 16 anni dall’ultimo attentato, dall’allora procuratore capo di Trieste Antonio De Nicolo, accogliendo un’istanza presentata dal giornalista Marco Maisano e da due donne vittime di Unabomber, Francesca Girardi e Greta Momesso. L’incubo su chi fosse Unabomber era cominciato il 21 agosto 1994 a Sacile (Pordenone), durante la “Sagra degli Osei”, quando Daniela Pasquali, 40 anni, e i suoi due figli rimasero feriti dallo scoppio di un tubo pieno di biglie lasciato vicino a una fontanella. L’ultimo capitolo e’ stato scritto invece il 6 maggio 2006 a Porto Santa Margherita, Caorle, dove l’infermiere mestrino Massimiliano Bozzo, 28 anni, perse tre dita della mano a causa dell’esplosione di un ordigno nascosto sotto il tappo di una bottiglia contenente un messaggio.

 

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