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Home » Uno Bianca, sopralluogo degli investigatori nella casa di Pordenone dove Gugliotta si è ucciso
Cronaca

Uno Bianca, sopralluogo degli investigatori nella casa di Pordenone dove Gugliotta si è ucciso

Di Sala Notizie12 Maggio 20262 min di lettura
Uno Bianca, sopralluogo degli investigatori nella casa di Pordenone dove Gugliotta si è ucciso
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Un intero reparto dei carabinieri è stato impegnato nel pomeriggio in un’attività investigativa nella casa di Colle di Arba (Pordenone) in cui a gennaio si è tolto la vita Pietro Gugliotta, componente della banda della Uno Bianca. Una ventina di militari dell’Arma, tra cui alcuni deputati alle investigazioni scientifiche, ha iniziato le verifiche attorno alle 13. Il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, interpellato dall’ANSA, ha escluso che l’attività investigativa sia stata commissionata dai suoi collaboratori: “Si tratta di un’attività delegata da altre Procure di cui non abbiamo notizia”.

Potrebbe trattarsi dell’inchiesta della Procura di Bologna che aveva annunciato approfondimenti. Pochi minuti fa il sopralluogo si è concluso: in una delle vetture di servizio è stato caricato del materiale proveniente dall’abitazione. Nessuno dei partecipanti ha rilasciato dichiarazioni. 

La banda della Uno Bianca è stata attiva tra 1987 e 1994 compiendo almeno 24 omicidi e oltre 100 feriti, ora la Procura bolognese punta a smascherare presunti complici tra carabinieri e servizi segreti.

L’intervista di Savi a Belve

Alcuni giorni fa si è parlato di nuovo del caso perché la Procura di Bologna, guidata dal procuratore Paolo Guido, sentirà Roberto Savi dopo l’intervista della trasmissione Belve Crime, dove l’ex poliziotto e insieme al fratello Fabio uno dei capi della banda della Uno bianca, in carcere dal 1994, parla di alcuni personaggi, che non sono delinquenti, che gli avrebbero garantito una copertura investigativa e afferma che il vero obiettivo della rapina all’armeria di via Volturno era eliminare l’ex carabiniere Pietro Capolungo.

Nuovi filoni investigativi e analisi forensi aggiornate

Tra il 2022 e il 2024 sono stati aperti due fascicoli principali: uno su Domenico Macauda, carabiniere accusato di depistaggi nell’omicidio dei colleghi Cataldo Stasi e Umberto Erriu a Castel Maggiore (1988), e un secondo su episodi non specificati. I pm Andrea De Feis e Lucia Russo, supportati dal nuovo procuratore Paolo Guido, stanno riesaminando migliaia di pagine di atti con Digos, Ros e Ris di Parma. 

Il Ris di Parma conduce perizie su reperti come DNA, tracce ematiche, bossoli, vestiti e grafie, usando nuove tecnologie e intelligenza artificiale per volti e impronte da foto/video d’epoca. Testimoni storici vengono risentiti, con focus su Strage del Pilastro (1991) e complicità interne all’Arma.

Familiari, assistiti dagli avvocati Alessandro Gamberini e Luca Moser (autori di un esposto di 250 pagine), spingono per chiarire depistaggi e “punti oscuri”, fiduciosi in una svolta dopo 30 anni. Le indagini proseguono con riserbo. 

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