Davanti alla giudice ha scelto il silenzio Youssef Siher, il presunto gestore, assieme alla moglie, anche lei indagata, dell’account del canale Telegram “Movimento 17 Ottobre”, nato a ridosso delle devastazioni nel centro di Milano. “Sicuramente quando arriverà il momento in cui dovrà esprimersi in questo procedimento e se diventerà processo si esprimerà lui. Lui non ha fatto niente, pentito di aver fatto cosa?” Non è pentito e tramite i legali respinge le accuse di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo e violenza organizzate in manifestazioni pubbliche.
Oggi, udienza di convalida del fermo scattato sabato scorso, i Pm ne chiedono la convalida per pericolo di fuga e la misura cautelare in carcere anche per il rischio di reiterazione, entrambe contestate dai suoi legali. “Il fermo perché non mi sembra che ci sia pericolo di fuga e per quanto riguarda le misure secondo noi non ci sono né gravi indizi di colpevolezza né esigenze cautelari”. Entro domani la decisione della giudice, Siher attende in una cella ad alta sorveglianza.
Nel suo pc c’era il manuale della rivoluzione, due messaggi preimpostati con i luoghi dove sabato scorso avrebbero dovuto radunarsi manifestanti. Per i Pm la sua era una dichiarazione di guerra continua che ha fortemente intimidito e cagionato timore nella popolazione.

