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Home » 50Mila in piazza, restituire il palazzo al pubblico
Cronaca

50Mila in piazza, restituire il palazzo al pubblico

Di Sala Notizie19 Settembre 20265 min di lettura
50Mila in piazza, restituire il palazzo al pubblico
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Il corteo per Spin Time ha attraversato Roma come una rivendicazione di spazio, non solo come una marcia di solidarietà. Partito da piazza della Repubblica e diretto a piazza Vittorio, all’Esquilino, il «serpentone» ha toccato Castro Pretorio e San Lorenzo, è passato sotto sedi istituzionali e finanziarie e ha chiuso la giornata con una richiesta secca: restituire alla città lo stabile di via di Santa Croce in Gerusalemme 55, occupato nel 2013, sgomberato e posto sotto sequestro dopo l’incendio di luglio. Davanti andava un camion allestito con chiavi di cartone. Lo striscione di testa ripeteva «Il tempo di Spin Time è ora», mentre dagli altoparlanti tornava lo slogan «Roma non è in vendita».

Sui numeri il dissenso è tutto politico. Una prima stima degli organizzatori parlava di circa 5mila persone; a fine percorso la stessa rete ha rivendicato «decine di migliaia» e, in una nota, fino a 50mila. Al di là del conteggio, il dato politico è l’ampiezza del fronte: più di 200 sigle, movimenti sociali, sindacati, associazionismo cattolico, terzo settore, studenti e migranti. C’erano le bandiere della Palestina, slogan antifascisti, realtà antagoniste e collettivi studenteschi. Al fianco degli attivisti si è vista l’eurodeputata Ilaria Salis. Prima dell’arrivo in piazza Vittorio è stato segnalato anche l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio. La Cgil, ricordano i promotori, sostiene la vertenza «fin dal primo giorno».

In migliaia in corteo a Roma per Spin Time (Ansa)

Il palazzo al centro della disputa non è un simbolo astratto. Prima dello sgombero ci vivevano circa 400 persone. Andrea Alzetta, portavoce di Spin Time, ha detto che «siamo in una fase in cui il Comune deve portare avanti la trattativa con il proprietario del fabbricato» per «salvaguardare il modello» che lo spazio ha offerto «a una città ormai sotto scacco della speculazione edilizia». Il corteo, ha aggiunto, arriva «dopo un’estate di lotta passata in strada». La tesi degli occupanti è che quella esperienza non fosse solo un tetto d’emergenza, ma un pezzo di welfare dal basso: servizi di prossimità, aggregazione, accoglienza delle fasce più fragili.

In migliaia in corteo a Roma per Spin Time

In migliaia in corteo a Roma per Spin Time (Ansa)

Salis ha inquadrato la giornata in questi termini: «Oggi è importantissimo essere qui perché Spin Time è un’esperienza che costituisce un esempio dal punto di vista delle battaglie per il diritto alla casa». Restituisce la città, ha detto, «ai lavoratori e alle lavoratrici che troppo spesso, ormai, non riescono più a vivere nelle città dove lavorano con il loro salario». E ancora: «Vogliamo dei quartieri dove esistono servizi di prossimità e spazi per l’aggregazione. Io spero che la situazione si risolva il prima possibile». Tra gli striscioni comparsi lungo il percorso: «Riprendiamoci i nostri spazi», «La città è di chi la vive non di chi specula», «Lo Spin Time non si tocca», «Sarà una bella lotta».

Il corteo non si è limitato a sfilare. Un gruppo si è staccato per arrivare sotto la sede di Investire Sgr, il fondo proprietario dell’immobile, in via Po. Lì sono stati esposti lo striscione «Il tempo di Spin Time è ora», cartelli con la scritta «siete tutti complici» e delle tende. Per i promotori il fondo è il volto della finanziarizzazione urbana: non solo il titolare di un palazzo conteso, ma il simbolo di una politica che, scrivono, ha «scelto di determinare i cambiamenti delle nostre città attraverso la svendita del bene pubblico, a favore di una gestione privata». In tutta Italia, sostengono, Investire è già stato oggetto di proteste collegate a questa vertenza.

Un’altra scena è stata allestita a piazza di Porta Pia, davanti al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. I manifestanti hanno apparecchiato un tavolo con posate, bicchieri, piatti, sedie e materassini, simulando una casa in mezzo alla strada. Dai megafoni: «Visti i prezzi delle case conviene vivere per strada». Il tableau voleva rendere visibile ciò che i comunicati chiamano «emergenza perenne»: non un incidente dell’estate romana, ma la difficoltà strutturale di abitare la Capitale con un salario ordinario.

Quando il corteo è arrivato a piazzale Aldo Moro, davanti all’ingresso principale della Sapienza, un gruppo si è arrampicato sulle mura, ha forzato il blocco e ha calato uno striscione: «Il nostro tempo è ora». L’azione sugli edifici universitari ha tenuto insieme due fili della giornata: la rivendicazione abitativa e la presenza studentesca, che dello slogan ha fatto un passaggio di testimone generazionale.

Nel documento diffuso durante il tragitto gli organizzatori allargano il perimetro. «Il messaggio lanciato dalla città è chiaro: Spin Time dappertutto». Non solo dentro le mura dell’immobile sgomberato, «ma in tutti i quartieri dove l’emergenza casa e l’emergenza sociale non trovano soluzioni innovative e alternative alla speculazione immobiliare». L’obiettivo dichiarato è costruire «una coalizione ampia di reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti», perché «solo un’alleanza trasversale può contrastare la finanziarizzazione delle città».

Il testo parla alla destra e alla sinistra senza mediazioni. Alla prima rimprovera un «piano casa farlocco che prende in giro gli italiani». Alla seconda chiede di rimettere la casa «al centro di qualsiasi agenda politica oggi», perché il diritto all’abitare è «fondamentale e inalienabile». La chiusura è di registro conflittuale: «Oggi la città si è stretta attorno a una battaglia ancora aperta e attorno a una comunità che ha resistito per la dignità di tutti i fragili senza voce». «Restituire il palazzo al pubblico sarebbe una vittoria per tutta la città», contro «l’alleanza tra destre neofasciste e capitale speculativo».

Resta il nodo concreto, quello su cui Alzetta richiama il Campidoglio: la trattativa con la proprietà e il riconoscimento istituzionale di un modello che i manifestanti vogliono replicare, non archiviare. Il corteo ha messo in fila piazze, ministeri, ateneo e fondo immobiliare per dire che lo sgombero di luglio non ha chiuso la partita. L’ha solo spostata in strada, con la pretesa che lo spazio sociale di via Santa Croce in Gerusalemme torni a essere un bene della città, e non un capitolo della rendita.

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