Si è chiuso ad Alessandria un capitolo giudiziario rimasto aperto per oltre cinquant’anni. Il processo riguardava la drammatica sparatoria avvenuta il 5 giugno 1975 alla cascina Spiotta di Arzello, nell’Alessandrino, in cui persero la vita l’appuntato dei Carabinieri Giovanni D’Alfonso e la brigatista Mara Cagol, moglie di Renato Curcio.
Il tribunale ha condannato l’ex brigatista Lauro Azzolini a sei anni di carcere, calcolati in continuazione con una precedente condanna. Per i due leader storici delle Brigate Rosse, Renato Curcio e Mario Moretti, i giudici hanno invece riconosciuto il concorso in reato diverso da quello voluto, un’imputazione che è ormai caduta in prescrizione.
Cascina Spiotta: Curcio, Moretti e Azzolini a giudizio (ansa)
Quel giorno del 1975
La vicenda affonda le sue radici in uno dei momenti più tesi degli Anni di Piombo. Nel giugno del 1975, un nucleo delle Brigate Rosse aveva rapito l’industriale dello spumante Vittorio Vallarino Gancia, nascondendolo proprio nella cascina Spiotta.
Quando i Carabinieri individuarono il covo, ne scaturì un violento conflitto a fuoco. Nel corso della sparatoria rimasero feriti alcuni militari e perse la vita l’appuntato D’Alfonso, che sarebbe morto pochi giorni dopo in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. A distanza di mezzo secolo, l’odierna sentenza mette la parola fine alla ricostruzione giudiziaria di quella drammatica giornata.
