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Home » La Camera si riforma, nel mirino i ‘voltagabbana’
Politica

La Camera si riforma, nel mirino i ‘voltagabbana’

Di Sala Notizie18 Febbraio 20263 min di lettura
La Camera si riforma, nel mirino i ‘voltagabbana’
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Sono una sessantina i parlamentari che nel corso dell’ultima legislatura hanno deciso di uscire dal partito con il quale erano stati eletti per andare ad accasarsi altrove. Non sono stati molti se si confrontano con i numeri della legislatura precedente, dal 2018 al 2022, quando si registrarono oltre 400 cambi di casacca tra Camera e Senato, coinvolgendo circa 300 parlamentari diversi.

Tra questi si ricordano casi eclatanti come quello di Gianni Marilotti, un senatore che cambiò gruppo parlamentare ben 5 volte: eletto con il Movimento 5 Stelle, è transitato prima dal Gruppo Misto, poi in gruppi come Autonomie e altri, fino ad approdare al Partito Democratico. Un altro caso notevole fu quello di Maria Teresa Baldini, una deputata eletta con Fratelli d’Italia, che cambiò gruppo quattro volte, tra Misto, Forza Italia, Coraggio Italia e infine Italia Viva. Certo, in una legislatura con tre maggioranze diverse, il riposizionamento diventa quasi fisiologico. In questa legislatura che, finora, ha visto una sola maggioranza riposizionarsi serve a poco. Ma resta utilissimo per un rito immancabile: ogni volta che un partito perde un eletto, riscopre improvvisamente l’etica. Ultimo caso, la Lega, costretta a salutare due deputati diventati ‘vannacciani’.

E così la Camera ha deciso di intervenire. Con la riforma del regolamento interno approvata ieri a maggioranza assoluta — 249 sì, nessun no, M5S astenuto — i transfughi verranno colpiti dove fa più male: nel portafoglio. Finora, quando un deputato cambiava gruppo, trasferiva con sé anche la quota intera dei fondi parlamentari. Ora no: solo il 50%. L’altra metà resta al gruppo di provenienza, come una cauzione trattenuta.

Prevista anche la decadenza da quasi tutte le cariche ricoperte negli organismi interni, uffici di presidenza e commissioni. Una specie di promemoria istituzionale: puoi cambiare idea, ma non senza conseguenze. Il tutto entrerà in vigore dalla prossima legislatura. Per vedere se funzionerà, quindi, bisognerà aspettare. Come spesso accade con le riforme: urgenti oggi, operative domani, valutabili dopodomani.

La riforma non si è occupata solo di transfughi: tra le nuove misure figurano ‘tempi certi’ per l’approvazione dei Ddl e ‘contigentati’ per la discussione dei decreti legge, con l’obiettivo di veder diminuire il numero delle richieste di fiducia da parte del Governo. Risultano inoltre aumentate le prerogative previste dallo Statuto delle opposizioni, come la garanzia di veder discussi in Aula i propri provvedimenti.

È la riforma più ampia da quasi trent’anni. L’ultima revisione organica risale al 1997. Lorenzo Fontana lo ha ricordato con una nota personale: “All’epoca io ancora non votavo”. Un dettaglio che dice molto sul tempo che serve, in Italia, per aggiornare le regole del gioco. Il Parlamento, insomma, prova a mettere ordine. Anche se, come sempre, il trasformismo non sparisce: al massimo, diventa un po’ più costoso.
 

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