“Incapacità genitoriale”: senza mezzi termini la relazione firmata dalla psichiatra nominata dal Tribunale, Simona Ceccoli, delinea i limiti educativi di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i cui figli si trovano dal 20 novembre in una struttura protetta.
Da pochi giorni la coppia anglo australiana è tornata a vivere nel casolare immerso nel bosco di Palmoli, al centro delle contestazioni giudiziarie sfociate nel provvedimento del Tribunale dei minori dell’Aquila: la sospensione della responsabilità genitoriale e l’allontanamento dei tre figli minori.
La relazione stilata dalla dottoressa Ceccoli non è definitiva: prassi vuole che sulla perizia ora si debbano esprimere i consulenti di parte della famiglia anglo-australiana. A quel punto la perita avrà un ulteriore mese per la stesura finale.
Nelle 196 pagine firmate dalla psichiatra sono stati rilevati tratti di personalità che incidono negativamente sui bisogni evolutivi dei 3 figli minori. Secondo l’esperta, pur non mancando nei genitori determinazione ed energia, il quadro complessivo evidenzia fragilità profonde che hanno portato a un’immaturità neuropsicologica dei bambini. “La richiesta di immediato ricongiungimento familiare o di affido esclusivo al padre appare priva di fondamento clinico e giuridico”, è scritto nelle conclusioni della perizia, che suggerisce il mantenimento dei minori nella struttura protetta di Vasto (Chieti), dove dono ospitati dal 20 novembre scorso. La psichiatra ha sottolineato che la protezione dei piccoli deve passare per un accompagnamento graduale alla realtà sociale e sanitaria, superando l’isolamento in cui sono cresciuti. La stessa consulente comunque non esclude che l’idoneità ad essere genitori di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham possa essere riacquisita.
Intanto si resta in attesa della decisione della Corte d’appello civile dell’Aquila, che dovrà esprimersi entro il 15 maggio sulla richiesta di ricongiungimento, contro la decisione con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, il 6 marzo, ha disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove si trovano, ormai da cinque mesi, i tre bambini.
Nel ricorso di 37 pagine, depositato il 18 marzo scorso, i legali della famiglia Travalli hanno evidenziato “l’unilateralità” dell’ordinanza del Tribunale: secondo gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, il Tribunale non avrebbe infatti accolto le richieste della famiglia facendo esclusivamente affidamento sulle relazioni dei servizi sociali e non su quella della Asl, che aveva invitato a “favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”, dopo la prima ordinanza del novembre 2025 che aveva disposto l’allontanamento dei bimbi dall’ambiente domestico ritenuto insalubre, ma pur sempre accompagnati dalla mamma.
I legali della coppia hanno poi sottolineato come i principali problemi evidenziati dai magistrati nella decisione di allontanamento dei bimbi dalla ‘casa nel bosco’ a Palmoli siano stati ormai risolti, a partire dall’abitazione.
Gli esperti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, hanno a loro volta scritto di una “condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva dei minori, direttamente correlata allo sradicamento subito e alla persistente discontinuità nei loro riferimenti affettivi, educativi, identitari e organizzativi”.
“Il protrarsi dell’attuale assetto rischia di trasformare uno stato di sofferenza reattiva in una condizione strutturata con possibili esiti duraturi sul piano dell’organizzazione emotiva e della costruzione dell’identità personale”. I due professionisti hanno poi ribadito “la necessità e l’urgenza di procedere al ripristino del nucleo familiare di origine al fine di ricostruire il vissuto identitario, di interrompere il processo di disgregazione dei riferimenti fondamentali dei minori, nonché di prevenire l’evoluzione del disagio in forme più gravi e strutturate”.
