21 piccoli tasselli, ormai sul tavolo della Procura da mesi e che si vedrà quanto importanti tra poco. Il 28 settembre scadrà il termine per gli accertamenti e la Procura di Pavia sta per prendere una decisione: sul tavolo i rilievi sul Dna, l’impronta 33, gli alibi ma non solo.

 

Telefonate, intercettazioni e consulenza psichiatrica (rifiutata da Sempio pochi giorni fa), il cerchio si stringe sulle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi. La Procura di Pavia, entro il 28 settembre, la timeline, dovrà decidere come procedere sul materiale investigativo e probatorio raccolto ormai in un due anni di attività di indagine. 
 

Sono 21 gli elementi di natura e peso molto differenti, finiti in un mosaico investigativo che forse potrebbe portare ad un rinvio a giudizio, ossia un nuovo processo.

Gli inquirenti dovranno stabilire se il materiale raccolto sia sufficiente per chiedere che l’amico di Marco Poggi affronti un processo per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. 

Sempio è indagato e resta innocente fino a un’eventuale condanna definitiva. Ma il dossier costruito dalla Procura è ormai molto più ampio rispetto alla sola traccia genetica che aveva riaperto il caso
 

Dna e impronta 33, il cuore dell’inchiesta
Il punto dirimente e davvero decisivo, da cui è partito – sembra – tutto, è quel Dna maschile recuperato sulle unghie di Chiara Poggi, analizzato nelle nuove indagini e ritenuto compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio (e incompatibile con Alberto Stasi e con i Poggi). 

La questione decisiva è stabilire origine, qualità e significato della traccia e soprattutto se possa essere collegata all’aggressione. Ed accanto al Dna c’è la ormai celebre impronta 33, rilevata sulla parete della scala che conduce alla cantina.
 

Poi tutto il resto. Tra questi i pm indicano le sue bugie sulle “tre telefonate fatte a casa Poggi” pochi giorni prima dell’omicidio, le sue ricerche sul web sul tema del Dna e sul processo a Alberto Stasi nel 2014, i “soldi” reperiti “per pagare gli investigatori” della prima indagine a suo carico nel 2016, le versioni “mendaci” a verbale, il suo Dna sulle unghie della giovane, l’impronta palmare 33, i soliloqui in cui menzionerebbe i video intimi.

sempio stasi poggi (Rai)

Tra questi 21 elementi elencati alcuni riguardano, in sostanza, punti diversi di stessi temi di indagine, come quello della traccia del palmo della mano riconducibile, per l’accusa, a Sempio, o gli audio captati da una microspia nella sua auto. Poi, tra le altre cose, viene messo in luce dalla Procura anche che “Sempio non ha un alibi” per quella mattina del 13 agosto 2007 e che, dopo il delitto, “è tornato sulla scena del crimine per ben due volte”. 
 

Condividere.
Exit mobile version