La Corte d’Assise di Bergamo (quale giudice dell’esecuzione) ha respinto la richiesta della difesa di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, di procedere allo svolgimento “di accertamenti tecnico-scientifici su reperti e campioni biologici tuttora esistenti”. 

L’iniziativa dei legali, gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, era emersa solo dopo la recente consegna alla difesa della documentazione fotografica ad alta risoluzione realizzata dal Ris di Parma durante le indagini. Dopo il no, arrivato a poche ore dall’udienza, è possibile il ricorso da parte dei legali.

“Faremo sicuramente ricorso. Come ho fatto notare alla Corte ci sono voluti 7 anni per vedere le foto, 8 ricorsi per Cassazione, oltre 400 pagine di atti solo nella fase esecutiva per arrivare a discutere oggi. Non ci arrendiamo, ci rivolgeremo alla Procura competente”. Lo afferma  l’avvocato Claudio Salvagni che insieme al collega Paolo Camporini difende Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. Parole pronunciate dopo che la Corte d’Assise di Bergamo (quale giudice dell’esecuzione) ha bocciato la richiesta della difesa di procedere all’analisi dei reperti.

Oggi si è svolta un’udienza in camera di consiglio, alla quale Bossetti era videocollegato dal carcere di Bollate, e gli avvocati hanno avanzato due questioni procedurali: la metodologia di estrazione del Dna dalla traccia “31G20”, quella del sangue misto della tredicenne e dello stesso Bossetti, nonché le tracce genetiche, che secondo la difesa sarebbero di liquido seminale, repertate sul giubbotto della giovane. La traccia “31G20” rappresenta inoltre la prova regina che ha portato alla condanna all’ergastolo.

I reperti furono già analizzati, ma non in presenza della difesa, poiché Bossetti venne individuato quattro anni dopo l’omicidio. La Corte d’assise aveva finora autorizzato la visione dei reperti, senza consentire nuove analisi, nei limiti stabiliti dalla Cassazione nel 2024.

 

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