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Cronaca

Crans-Montana, il Comune sapeva del rischio. Il padre di Chiara: “Serve la verità”

Di Sala Notizie7 Settembre 20265 min di lettura
Crans-Montana, il Comune sapeva del rischio. Il padre di Chiara: “Serve la verità”
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“Da papà di Chiara, leggere una notizia del genere mi lascia senza parole”. Andrea Costanzo, padre della sedicenne morta nell’incendio di Capodanno al Constellation di Crans-Montana, chiede che l’inchiesta faccia piena luce sull’ultimo elemento emerso dagli atti: una mail interna avrebbe segnalato al Comune il rischio che la schiuma fonoassorbente del locale potesse incendiarsi.

“Se davvero il Comune era stato informato del rischio che quella schiuma fonoassorbente potesse incendiarsi, allora credo che sia doveroso fare piena luce su ciò che è accaduto e, soprattutto, capire perché quel pericolo non sia stato affrontato e scongiurato” ha detto  Costanzo all’ANSA, sottolineando drammaticamente: “Chiara e le altre vittime non possono essere riportate indietro. Ma noi familiari abbiamo bisogno di sapere la verità”.

La mail sul pericolo della schiuma

Il documento, secondo quanto rivelato dal quotidiano svizzero “Tages-Anzeiger”, sarebbe stato scritto da Rose-Marie Clavien, responsabile dell’edilizia del Comune di Crans-Montana dal 2017 al 2024. Nella comunicazione interna, l’ex funzionaria avrebbe richiamato l’attenzione sulla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del Constellation, segnalandone la possibile pericolosità in caso di incendio.

La mail, finora rimasta fuori dagli atti dell’inchiesta secondo la ricostruzione della stampa svizzera, sarebbe stata mostrata dagli inquirenti a Clavien durante un interrogatorio a Sion. Convocata inizialmente come persona informata sui fatti, la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere sul contenuto della comunicazione. È quindi entrata nel registro degli indagati: è la diciassettesima persona coinvolta nell’inchiesta sulla strage del primo gennaio, costata la vita a 41 persone e il ferimento di altre 115.

L’elemento centrale, ora, non è soltanto stabilire che la schiuma fosse pericolosa, ma ricostruire la catena delle informazioni e delle decisioni: chi sapeva, quando ne fu informato, se la segnalazione arrivò agli uffici competenti e quali eventuali provvedimenti furono adottati.

L’altro avvertimento: quello della proprietaria

La nuova email assume un peso particolare perché si aggiunge a un’altra comunicazione già agli atti dell’inchiesta: il 13 dicembre 2019 Jessica Moretti, proprietaria del Constellation, aveva scritto a una dipendente invitandola a prestare attenzione alle fontane pirotecniche. Il timore espresso nel messaggio era che le scintille potessero raggiungere la schiuma fonoassorbente: in quel caso, aveva scritto, il locale avrebbe potuto incendiarsi.

Sei anni dopo, nella notte di Capodanno, è avvenuto proprio ciò che quella comunicazione evocava come possibile rischio. Interrogata il 5 giugno, Moretti aveva però sostenuto che quella frase fosse ironica e dovesse essere interpretata in senso figurato.

Il nodo dei controlli antincendio

Secondo quanto emerso nei mesi successivi al rogo, dopo il 2019, il Constellation non sarebbe stato sottoposto all’ispezione anti-incendio di cui aveva la responsabilità il comune.

La nuova documentazione, secondo la stampa svizzera, solleverebbe inoltre interrogativi più ampi sull’efficacia dei controlli antincendio nel Vallese: verifiche incomplete e documentazione mancante avrebbero riguardato anche altri edifici e impianti.

La questione non riguarda dunque soltanto il Constellation, ma il funzionamento della macchina pubblica chiamata a verificare la sicurezza dei locali aperti al pubblico. Proprio alla luce della tragedia, il Canton Vallese ha rivisto le disposizioni sulla prevenzione degli incendi, introducendo una nuova direttiva per le ispezioni basata anche sul livello di rischio degli edifici.

Il padre di Chiara, vittima del rogo: “Se qualcuno sapeva, vogliamo capire cosa è stato fatto”

“Non voglio sostituirmi alla magistratura e non spetta a me stabilire responsabilità”, dice il padre di Chiara, morta nel rogo, e aggiunge: “Quando una tragedia porta via delle vite, tra cui quella di mia figlia, ogni eventuale informazione che avrebbe potuto contribuire a evitarla assume un peso enorme. Se qualcuno sapeva che esisteva un rischio, vogliamo capire cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e perché.

L’uomo conclude: “Mi auguro che l’inchiesta possa arrivare fino in fondo, con chiarezza e senza lasciare zone d’ombra. Lo dobbiamo a Chiara, a tutte le vittime e alle loro famiglie”.

Il padre di Giuseppe: “La negligenza sembrava evidente”

Sulla nuova rivelazione interviene anche Valentino Giola, padre di Giuseppe, uno dei ragazzi sopravvissuti all’incendio. Per lui si tratta di “un’ennesima notizia” che rafforza i dubbi già emersi sulla gestione della sicurezza.

“Fin dall’inizio sembrava evidente che ci fosse stata negligenza. Anche questa notizia non fa altro che confermarlo”, sono le sue parole, secondo quanto riporta l’ANSA.

Giola richiama anche la questione dei controlli: “È la conferma di quanto aveva detto il sindaco nei giorni successivi, sul fatto che erano cinque anni che non facevano controlli. Adesso sembra che ci sia anche un documento che attesti che c’erano rischi fondati”.

La domanda che resta

Il punto da chiarire non è soltanto se il materiale fosse infiammabile, circostanza ormai al centro di numerosi accertamenti, ma se il pericolo fosse stato concretamente riconosciuto prima della tragedia e, in quel caso, perché nessuno sia intervenuto in modo sufficiente a impedirne le conseguenze.

Gli investigatori devono quindi ricostruire anche ciò che accadde molto prima di quella tragica notte di capodanno: le segnalazioni, le comunicazioni, i controlli, le omissioni e le decisioni che avrebbero potuto cambiare il destino di 41 persone.

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