L’ipotesi che l’assassinio di Lorena sia stato premeditato prende sempre più corpo. Al vaglio della Procura, elementi che oltre alla pianificazione, fanno pensare persino, alla prevedibilità: le botte, andate avanti da mesi da parte del suo ex compagno Federico Vella, prima della separazione, e ora — rivelano gli investigatori, come racconta Repubblica — i veri e propri sopralluoghi fatti da Vella sotto casa della vittima, già tre giorni prima del femminicidio. E poi, così dalle carte, uno psicologo di coppia: il tentativo disperato di Lorena di rimettere a posto le cose, evitando una denuncia.
L’atroce femminicidio, dopo il rapimento, le telefonate disperate di Lorena dal bagagliaio dell’auto mentre cercava aiuto e veniva portata verso la morte, poi il suicidio di Vella davanti agli occhi degli agenti accorsi sul posto. E ora, sulla morte di Lorena Isceri, 45 anni, uccisa dall’ex Federico Vella, 36, continuano a emergere altri particolari. Importanti, nonostante la morte del suo assassino, perché possono servire anche come riflessione per tanti casi simili che potrebbero avvenire in futuro e che, invece, possono essere fermati prima che accadano.
Oggi si attende l’autopsia: alle 12, in Procura a Firenze, il pm Antonio Natale ha conferito l’incarico per gli accertamenti medico-legali sui corpi di Lorena e Federico alle dottoresse Elisa Ferri e Beatrice Defraia. Saranno poi gli esami a dover dare una delle risposte più importanti dell’inchiesta: Lorena era ancora viva quando è stata gettata dal viadotto dell’A1 oppure era già morta? I medici legali dovranno ricostruire le lesioni riportate dalla 45enne e verificare anche l’eventuale presenza di traumi riconducibili a una fase precedente alla caduta. Sul corpo di Vella saranno effettuati anche gli esami tossicologici, per verificare l’eventuale presenza di stupefacenti, psicofarmaci o altre sostanze.
I sopralluoghi di Federico
72 ore prima del rientro di Lorena Isceri dal Salento, dove si era rifugiata per allontanarsi dal suo ex compagno Federico Vella, l’uomo si aggirava sotto casa di lei a Firenze, a vederlo e testimoniarlo, alcuni vicini. La aspettava e monitorava. Difficile per Vella camminare casualmente sotto il condominio della ex, vivendo dal lato opposto della città.
Secondo quanto stanno ricostruendo gli investigatori, i vicini avrebbero visto Vella nella zona dell’abitazione di Lorena il 24 o il 25 agosto, vicino proprio a quel garage nel quale, il 3 settembre, avrebbe poi teso l’agguato. La circostanza è ora al vaglio della Squadra mobile di Firenze, diretta da Domenico Balsamo e coordinata dal Pm Antonio Natale, nell’ambito dell’ipotesi di premeditazione.
Quello “sguardo strano e spaventoso”
Una vicina di Lorena ha raccontato – riporta “La Repubblica” – di aver notato una sera Federico che “passava davanti alla sbarra del parcheggio, aveva lo sguardo strano e spaventoso“. A quello stesso cancello, prima del delitto, Federico ha attaccato anche del nastro adesivo alla fotocellula per essere certo di poter entrare e uscire con la sua macchina.
Omicidio-suicidio sulla A1 3/09/26 (Ansa)
L’omicidio, e poi il suicidio
Federico avrebbe poi atteso Lorena nel parcheggio al piano seminterrato. Conosce i suoi orari di lavoro. l’assale, la lega con alcune fascette e la mette nel bagagliaio. Sono le 13.30, un’ora più tardi la spingerà giù da un cavalcavia a Barberino di Mugello, dopo aver guidato in autostrada, ignorando anche le sue preghiere di fermarsi. Si suiciderà poco dopo, gettandosi dallo stesso ponte.
Quella stessa mattina — come emerge dallo scontrino acquisito dagli investigatori — Vella si era recato in un negozio poco dopo le 11.30 per comprare le fascette, un martello, forbici, un telo e altro materiale che sarà poi trovato dalla polizia durante la perquisizione nell’auto. Anche questo elemento rafforza l’ipotesi che Vella avesse studiato l’agguato.
L’inchiesta è attualmente formalmente aperta a carico di ignoti per l’ipotesi di omicidio volontario: la formula consente agli investigatori di completare gli accertamenti sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità.
Omicidio-suicidio sulla A1 3/09/26 (Ansa)
Gli investigatori setacciano ora le chat e i tanti messaggi inviati da Vella a Lorena dopo essere stato lasciato, così come quelli mandati alla madre di lei. L’ultimo, il più crudele, lo invia subito dopo il delitto, dal cavalcavia: “Tua figlia è morta”, le scrive. I genitori in preda alla paura danno l’allarme. Ma non c’è più nulla da fare.
Gli incontri assieme da uno psicologo di coppia
Lorena aveva anche tentato di sostenere Federico, pur avendo scoperto un suo tradimento. Erano stati insieme dallo psicologo per una seduta di coppia (che sarebbe stata pure interrotta per alcuni comportamenti eccessivi di lui). Ad agosto lei aveva deciso di chiudere i contatti, spaventata dai comportamenti sempre più pressanti dell’ex, come ha raccontato la famiglia alla polizia. Ma non aveva denunciato, “Perché temeva di danneggiarlo“, ha spiegato la madre.
Il padre, Franco, ha riferito anche di minacce con il coltello avvenute durante alcune discussioni.
Dopo la tragedia, l’uomo si è rivolto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutte le forze politiche chiedendo unità, provvedimenti votati all’unanimità, un investimento concreto nelle scuole e il potenziamento dei centri antiviolenza e degli strumenti normativi.
Post di Giorgia Meloni (facebook/giorgia meloni)

