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Home » Dfp, è coro di allarmi in Parlamento: “Senza crescita il rigore è un rischio”
Politica

Dfp, è coro di allarmi in Parlamento: “Senza crescita il rigore è un rischio”

Di Sala Notizie27 Aprile 20263 min di lettura
Dfp, è coro di allarmi in Parlamento: “Senza crescita il rigore è un rischio”
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Il primo giro di audizioni davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di Finanza Pubblica (Dfp) 2026 restituisce l’immagine di un’Italia sospesa tra la necessità di far quadrare i conti e la paura di una nuova recessione. Con una crescita stimata appena allo 0,6%, il Paese si scopre fragile di fronte alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e a uno shock energetico che Confindustria non esita a definire come “potenzialmente il più grave della storia”.

Il fronte delle imprese: “Serve una strategia organica”

Le confederazioni dell’artigianato e della piccola impresa (Cna, Confartigianato e Casartigiani) pur condividendo la prudenza contabile del Governo, lanciano un monito chiaro: il rigore non basta se mancano politiche strutturali. L’impennata dei costi di gas e carburanti sta infatti comprimendo i margini delle micro-imprese, rallentando gli investimenti e peggiorando un accesso al credito già deteriorato.

Confindustria, dal canto suo, guarda con estrema preoccupazione al conflitto in Iran: se le ostilità dovessero proseguire fino all’estate, l’associazione degli industriali ritiene inevitabile uno scostamento di bilancio per finanziare aiuti straordinari e la proroga del taglio delle accise.

Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, nel corso dell’Assemblea Generale di Unindustria a Roma, 7 ottobre 2025 (Ansa)

Sindacati divisi, ma uniti nel chiedere tutela dei redditi

Il mondo del lavoro si presenta compatto nel denunciare l’erosione del potere d’acquisto, ma con sfumature diverse sull’azione del Governo:

Cgil e Uil attaccano duramente la scelta di un “ciclo di austerità fino al 2031”. Secondo Christian Ferrari (Cgil), il mancato rientro del deficit sotto il 3% è una “beffa” per lavoratori e pensionati, i quali subiscono il taglio dei servizi pubblici (sanità in primis) e un drenaggio fiscale da 25 miliardi. Entrambe chiedono di tassare gli extraprofitti e le grandi ricchezze.

La Cisl, pur chiedendo di rafforzare la fiscalità sul lavoro e accelerare i rinnovi contrattuali, punta su un “grande cantiere Paese” fatto di innovazione e infrastrutture.

Ugl è una voce fuori dal coro, promuove la politica del “doppio binario” dell’esecutivo, chiedendo però più flessibilità sui vincoli del Patto di Stabilità a livello europeo.

I segretari nazionali di Cgil (Maurizio Landini), Cisl (Daniela Fumarola). Uil (Pierpaolo Bombardieri)

I segretari nazionali di Cgil (Maurizio Landini), Cisl (Daniela Fumarola). Uil (Pierpaolo Bombardieri) (@rai)

01/05/2025

Comuni in bilico e attesa per il Consiglio dei Ministri

Non meno tesa è la posizione dei territori. L’Anci denuncia criticità che rischiano di compromettere la tenuta dei bilanci comunali, stimando uno squilibrio di 2,2 miliardi nel triennio 2026-2028.

Mentre il dibattito si infiamma, il Governo si prepara a varare domani il Decreto Lavoro (o Decreto Primo Maggio), che dovrebbe contenere la proroga dei bonus per giovani, donne e Zes, oltre a norme sui rider. Resta invece l’incognita politica sulle regole europee: la maggioranza appare divisa, con la Lega che spinge per l’uscita dal Patto di Stabilità e Forza Italia che frena bruscamente, definendo l’ipotesi “unilaterale” come impercorribile.

Domani la chiusura delle audizioni spetterà al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, chiamato a dare risposte a un sistema Paese che teme di restare schiacciato tra il peso dei debiti e il caro energia.

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