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Home » Dl lavoro, opposizione abbandona commissione per assenza ministra: “Non partecipiamo a pantomima”
Politica

Dl lavoro, opposizione abbandona commissione per assenza ministra: “Non partecipiamo a pantomima”

Di Sala Notizie8 Giugno 20263 min di lettura
Dl lavoro, opposizione abbandona commissione per assenza ministra: “Non partecipiamo a pantomima”
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Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno abbandonato i lavori della commissione Lavoro della Camera dopo la mancata partecipazione della ministra Marina Calderone, attesa per un confronto sulla norma sui contratti  pirata contestata dalle opposizioni. “È grave che la ministra Calderone abbia scelto di non presentarsi in Commissione proprio nel  giorno in cui era chiamata a dare risposte su una norma che colpisce  la contrattazione collettiva e sulla quale aveva assicurato attenzione e approfondimento”, hanno spiegato i capigruppo di Pd, M5S e Avs in  Commissione.        

”Non solo la ministra non si è presentata, ma il Governo non ha fatto alcun passo reale indietro rispetto a una disposizione che rischia di  legittimare i contratti pirata, indebolire la contrattazione e  favorire il dumping contrattuale -hanno proseguito-. Per queste  ragioni abbiamo deciso unitariamente di abbandonare i lavori della  Commissione che stanno diventando una vera e propria farsa. Il Governo si assume la piena responsabilità di uno strappo che colpisce  lavoratori e parti sociali e che mette in discussione il ruolo dei  contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente  rappresentative”.

Cos’è il “decreto primo maggio” e qual è l’iter parlamentare 

Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62 è stato presentato il 30 aprile, è il cosiddetto “decreto primo maggio”, assegnato il 5 maggio alla 11ª Commissione Lavoro in sede referente, ed è ancora “in corso di esame in commissione”. Un decreto-legge entra subito in vigore, ma poi deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni; quindi la Camera lo sta ancora esaminando per approvarne o modificarne il testo.

La materia del provvedimento riguarda salario, incentivi all’occupazione e caporalato digitale. 

Il “salario giusto” al posto del “salario minimo”

Il decreto afferma che la contrattazione collettiva è lo strumento per definire il “salario giusto” e collega l’accesso ai benefici pubblici al rispetto del trattamento economico previsto dai CCNL comparativamente più rappresentativi. Inoltre impone di indicare nelle offerte di lavoro su SIISL il CCNL applicato e la retribuzione corrispondente alla qualifica e al livello. Prevede anche monitoraggio, raccolta dati e un rapporto nazionale sulle retribuzioni affidati a CNEL e altre istituzioni pubbliche.

Per il lavoro su piattaforme digitali, il testo rafforza gli obblighi informativi su assegnazione delle attività, compensi e valutazioni, e prevede che i dati siano conservati e messi a disposizione delle autorità. Introduce anche norme contro il “caporalato digitale”, considerando illeciti indicatori come compensi sotto i minimi contrattuali, carichi sproporzionati e uso organizzato di account o identità altrui. Per i rider, il decreto richiede sistemi di identificazione più stringenti e sanzioni per la cessione dell’account.

Molte misure sono vincolate a tetti di spesa e al monitoraggio INPS, che può bloccare nuove domande quando il plafond si avvicina all’esaurimento. Alcuni interventi, soprattutto quelli su certificazioni e promozione internazionale, richiedono ancora decreti attuativi o la conversione parlamentare per diventare pienamente operativi.

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