“Quella era una bella serata, una serata di festa. C’era lesta ad Amatrice e mio figlio Filippo stava con gli amici. Si presentava più che col suo nome, col suo sorriso. Sereno, felice, giovane, pieno di vita. Quella sera però è tornato a casa presto. Ha salutato me e sua madre. Ci vediamo domani mattina, ci ha detto salendo le scale per andare in camera sua. Poi, alle 3.36 di notte, quel ci vediamo domani mattina è diventato un addio”.
A parlare, a Orvieto, è Mario Sanna. E’ arrivato con una larga camicia color vinaccia. Molto più larga di quel corpo che contiene, asciugatosi dopo quasi tre mesi del nuovo sciopero della fame.
“Filippo è morto perché quella casa dove soggiornavamo non era in regola, perché comunque i permessi erano stati dati, i controlli non avevano rilevato nulla. Filippo è morto perché lo Stato non ha vigilato, non lo ha protetto”.
Mario Sanna, il padre di Filippo, e Fernanda Biagini, madre di Matteo (@Rainews.it)
La trasversalità per i diritti dei familiari delle vittime di calamità
Con lui, tra gli ospiti di una conferenza stampa organizzata dall’Associazione 3.36, da Articolo 21, dalle forze politiche del Campo largo, parlamentari, ha partecipato anche la Sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, che guida un’amministrazione di centrodestra. Perché la necessità è quella dell’impegno trasversale per arrivare ad una legge o più probabilmente ad un emendamento nella prossima legge di bilancio, che definisca un fondo per i familiari delle vittime di calamità.
“Ci abbiamo provato tante volte negli ultimi dieci anni – afferma Mario Sanna – e abbiamo trovato solidarietà apparente. Poi le risposte sono sempre quelle: lo Stato non è responsabile dei terremoti. A volte si è arrivato a disegni di legge che poi decadono con la fine dei governi. Perché quando un governo cade le leggi muoiono, e si deve ripartire da capo.
Solidarietà, poi, quando si sta alle opposizioni – afferma sempre Sanna citando il caso dell’On Paolo Trancassini. Dall’opposizione in Commissione, aveva deciso di lavorare per una legge. Poi, dalla maggioranza, ad un emendamento nella legge di bilancio. Ma a quel punto la legge venne blindata e quell’emendamento non venne nemmeno presentato dalla maggioranza. Lo presentò il Pd ma venne bocciato. Era il 2023.
I precedenti ci sono: terremoti di Friuli Venezia Giulia e Irpinia, la strage di Viareggio e Rigopiano
“Molte volte – ci dice Sanna – tanto i commissari per la ricostruzione quanto i governi ci hanno detto che non esiste una legge ad hoc, che è difficile trovare dei riferimenti. Eppure accadde sia per il terremoto del Friuli nel 1976 che per quello dell’Irpinia nel 1980. Stabilirono di dare un contributo alle famiglie delle vittime del terremoto, raddoppiandolo nel momento in cui a morire fosse stato il familiare che produceva reddito: 2 e 4 milioni di lire nel ”76. 4 e 8 nel 1980. Ma poi si è intervenuti con provvedimenti ad hoc per la strage di Viareggio e per quella di Rigopiano“.
Voi cosa chiedete?
“Noi chiediamo un fondo affinché non si debba ricominciare a discuterne ogni volta c’è una calamità. Alla fine parliamo di 200mila euro a nucleo familiare e di liste prioritarie per l’assunzione nel comparto pubblico per i familiari superstiti”
Nei fatti si propone un fondo di 60 milioni di euro quando, al momento, per la ricostruzione post terremoto di Amatrice, complessiva lo Stato è intervenuto con oltre 15 miliardi di euro.
La conferenza stampa (@Rainews.it)
Un figlio, in ogni caso, o un padre, una moglie, non te li restituisce nessuno
“Non è una questione economica. Ma una questione di giustizia. Non è pensabile che i governi intervengano nella ricostruzione delle case, delle proprietà e non intervengano di fronte a tragedie ben più devastanti come la perdita di un affetto.
Lì non puoi ricostruire nulla, devi ripartire fisicamente, materialmente, psicologicamente. Devi darti una nuova ragione di vita.
Le dico un’ultima cosa. Filippo non è morto subito. Mia moglie, dopo il terremoto, non si alzò dal letto. Disse a me vai a vedere quel che è successo. Fuori dalla porta della nostra stanza caddi nel vuoto, metà di quella casa in cui stavamo non c’era più. Filippo era lì sotto. Lo hanno estratto dopo alcune ore e lo hanno portato all’ospedale di Pescara. Ma gli organi interni erano compromessi, è resistito alcuni giorni ma poi è morto.
La sua voglia di sopravvivere ci ha permesso di evitare quella farsa dei funerali di Stato. Il mondo diventa diverso. Quando ci rendemmo conto che esisteva un piccolo contributo di 5mila euro per i professionisti (mia moglie è medico) lo chiedemmo. Andai a parlare con Paola De Micheli, era lei commissario. La risposta fu Ma i termini per la presentazione di domanda per quel contributo sono scaduti. Senza tenere conto di ciò che noi, come famiglia, avevamo dovuto affrontare”.
Le famiglie Gianlorenzi e Marinelli
Con Mario Sanna anche Fernanda Biagini. Lei è la mamma di Matteo Gianlorenzi. Il figlio, insieme alla moglie, Barbara Marinelli, erano ad Amatrice per lavoro, facevano i mercati e quella “piazza” e durante le feste era importante. Lui aveva 44 anni e la moglie 42. Alloggiavano all’Hotel Roma. Franco, il padre di Matteo, non si da pace. Fu lui a dire al figlio “porta anche Barbara, sono giorni di festa”. Lei era un’insegnante.
Le famiglie sono molto conosciute ad Orvieto. Sono morti lì sotto, in un albergo che non era a norma, che aveva previsto il punto di raccolta in una zona che dopo il terremoto, insieme a tutto il resto dell’Hotel, era sepolta da metri cubi di macerie.
Lì sono state identificate responsabilità penali e civili, si è arrivati a sentenza, sono stati disposti risarcimenti. Ma quei risarcimenti non sono stati erogati perché i responsabili non hanno beni e qualcuno è anche morto.
I Gianlorenzi hanno perso gran parte delle loro attività, hanno venduto beni per pagare gli avvocati, hanno ottenuto ragione ma solo sulla carta. Lo Stato non è intervenuto in nessun modo. Hanno dovuto attendere anni anche per vedere la restituzione dei soldi per i funerali di Stato.
“Non lo facciamo per noi, lo facciamo per i nostri figli, quelli che sono morti lì e per quello che prima o poi potrebbe nuovamente accadere. Perché quelle vite spezzate, le nostre vite spezzate meritano”
Ma che cosa si può fare
Di fronte a quelle storie e a quelle presenze in conferenza stampa c’è da dire che la volontà e l’obiettivo della politica è trasversale. Damiano Bernardini, giovane segretario regionale umbro del Pd lo spiega. “Dal Nazareno sono tassativi. Su queste cose bisogna essere tutti, maggioranza e opposizione”.
Roberta Tardani, sindaca di centrodestra della città di Orvieto è d’accordo. “Serve unità per dare una risposta di giustizia su questo tema”. C’è unità.
Walter Verini parlamentare del Pd lancia la proposta. “Consiglio regionale, consigli comunali, si esprimano unitariamente. Fissiamo a Roma, per settembre, un incontro fra i familiari delle vittime e tutti i partiti rappresentati in Parlamento. Abbiamo un’ultima sola occasione prima della fine di questa legislatura. Un emendamento unitario alla legge di bilancio che dobbiamo presentare alla Camera, l’aula dove quasi certamente verrà incardinata la legge. Deve passare lì perché poi al Senato, se la legge viene blindata, non ci sono speranze, come accadde nel 2023. Per questo dobbiamo essere tutti e tutti d’accordo.”
Una nuova speranza, dunque, dopo dieci anni. Forse davvero troppi per un provvedimento che rispetti il dolore e i diritti delle persone coinvolte
