Le contestazioni sulla legge elettorale, a partire dalla fine della prima Repubblica, è sempre quella dello scarso ruolo dell’elettore rispetto alle candidature ma soprattutto alla possibilità di eleggerli. La presenza di listini bloccati o l’assenza di preferenze è sempre il tema sollevato dalle opposizioni che rivendicano il ruolo degli elettori. Ma alla fine, maggioranze e opposizioni, preferiscono un Parlamento fatto da persone di stretta fiducia e quindi, al di là dei proclami, ogni legge elettorale che si è succeduta ha sempre limitato il ruolo dell’elettorato.
Elezioni politiche Italia (@ansa)
L’approvazione al Senato della nuova legge elettorale, ribattezzata “Stabilicum”, è stata così presentata dai sostenitori della riforma come un ritorno alla centralità del cittadino grazie alla reintroduzione delle preferenze sulla scheda. Tuttavia, analizzando nel dettaglio i meccanismi interni del testo licenziato da Palazzo Madama, emerge un’architettura matematica che limita l’impatto effettivo del voto popolare. La coesistenza tra capilista bloccati territoriali e il nuovo listone nazionale collegato al premio di maggioranza finisce per riservare alle segreterie di partito il controllo diretto su circa due terzi dei seggi complessivi delle Camere.
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L’architettura dei seggi: la supremazia dei “blindati” alla Camera
Nel disegno istituzionale della riforma, la Camera dei Deputati mantiene il tetto di 400 seggi costituzionali, ma la loro ripartizione interna risponde a una complessa geometria in tre fasi. La prima quota è rappresentata dai 70 deputati attribuiti in blocco alla coalizione o lista che supera la soglia del 42 per cento dei voti validi.
Tali seggi aggiuntivi non vengono assegnati a candidati votati sul territorio, ma attingono direttamente da un listone unico bloccato depositato a livello centrale dai partiti prima del voto.
I candidati inseriti in questo elenco scattano in blocco in caso di vittoria, senza dover raccogliere una singola preferenza sulla scheda.
La seconda quota, numericamente più rilevante, riguarda i capilista territoriali nelle 28 circoscrizioni della Camera. Per legge, in qualsiasi circoscrizione dove una forza politica ottiene almeno un eletto, il primo seggio scatta automaticamente in favore del candidato posizionato in testa alla lista.
Questa clausola di garanzia assicura ai vertici di partito un’ulteriore dotazione di circa 195 deputati complessivi tra maggioranza e opposizioni, portando la somma dei candidati scelti direttamente dalle segreterie centrali a quota 265 seggi su 400, pari a oltre il 66 per cento del totale dell’Assemblea.
Elezioni Politiche, 25 settembre 2022 (ANSA/MARCO OTTICO)
L’impatto al Senato: la compressione regionale delle preferenze
A Palazzo Madama, dove i seggi complessivi sono ridotti a 200, le dinamiche di contrazione del voto popolare risultano ancora più marcate.
La ripartizione su base regionale nelle 20 circoscrizioni territoriali, combinata con un premio di maggioranza che assegna 35 senatori aggiuntivi alla coalizione vincente, riduce drasticamente i seggi proporzionali distribuiti nelle singole regioni.
Con un numero ridotto di senatori in palio per ciascuna circoscrizione regionale, l’obbligo di far scattare preventivamente il capolista bloccato proietta l’effetto “blindatura” a livelli quasi totali per i partiti di minoranza. In oltre la metà delle regioni italiane, le liste di opposizione e i partiti di media grandezza conquisteranno un solo seggio per regione, destinato esclusivamente al capolista garantito. Di conseguenza, al Senato la percentuale di eletti tramite voto di preferenza diretta scende ulteriormente, assestandosi attorno al 25-30 per cento della componente parlamentare totale.
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Perché le preferenze rischiano di essere marginali
Alla prova dei fatti, il voto di preferenza espresso dall’elettore per i candidati dal secondo al settimo posto rimane relegato a una funzione subalterna.
Per attivare l’elezione di un candidato tramite le preferenze individuali, una lista deve ottenere almeno due o più seggi all’interno della medesima circoscrizione. Tuttavia, l’effetto di trazione esercitato dal premio di maggioranza sottrae fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato dalla quota proporzionale spettante alle minoranze.
Il sistema prospettato dallo Stabilicum prefigura così una rappresentanza a due velocità.
Da un lato vi è una maggioranza parlamentare solidamente ancorata ai candidati blindati dal listone e dai capilista; dall’altro vi è una competizione sulle preferenze che rimane riservata a un numero ristretto di seggi marginali, confermando come la selezione della futura classe dirigente resti in larga misura nelle mani delle segreterie politiche centrali.

