Salim El Koudri, l’uomo che lo scorso 16 maggio a Modena uccise una passante e ne ferì altre sette travolgendoli con la propria auto, è in grado di affrontare il processo e quando agì era capace di intendere e di volere. È la conclusione a cui sono giunti i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari durante l’incidente probatorio che si è svolto davanti al tribunale di Modena. Non esisterebbe dunque un nesso causale tra la sintomatologia psichiatrica dell’indagato e l’azione compiuta quel giorno.

L’udienza, durata circa tre ore, si è svolta a porte chiuse. Per la prima volta dall’attacco, El Koudri si è trovato in aula di fronte ad alcune delle sue vittime. Era infatti presente Angelo Ciccarelli, marito di Monica Esposito, morta in ospedale a 55 anni dopo due mesi di agonia in seguito alle conseguenze dell’investimento. Anche Ciccarelli rimase ferito, come lo chef Ermano Muccini, anch’egli in aula.

I periti hanno rilevato una pianificazione dell’azione e spiegato che l’indagato presentava una condizione di fragilità narcisistica ed era animato da sentimenti di odio, rabbia e rivalsa: elementi che tuttavia non avrebbero compromesso la sua capacità di comprendere il significato dei propri gesti e di autodeterminarsi. Pur riconoscendo precedenti problemi psichici, documentati da accessi ai servizi di salute mentale, gli specialisti ritengono che tali disturbi non abbiano raggiunto un’intensità tale da alterarne le facoltà nel momento dei fatti.

Un aspetto emerso durante l’udienza riguarda anche i quattro video registrati da El Koudri con il cellulare nelle ore precedenti all’investimento. Secondo i periti, il linguaggio utilizzato nei filmati sarebbe riconducibile allo stile provocatorio del cosiddetto trap dissing e non costituirebbe la prova di uno stato di incapacità mentale.

Secondo i consulenti della difesa, invece, il disturbo psichiatrico dell’indagato sarebbe stato rilevante e avrebbe compromesso la capacità di intendere e di volere. L’avvocato dell’indagato, Fausto Giannelli, ha sottolineato come El Koudri abbia guidato regolarmente fino a Modena rispettando le norme di circolazione, per poi imboccare improvvisamente la via Emilia ad alta velocità, in quello che la difesa interpreta come un raptus legato alla patologia.

Resta inoltre aperto il confronto sul movente dell’attacco. Al momento la procura non contesta l’aggravante di terrorismo. Per Giannelli questo confermerebbe che gli inquirenti non individuano una motivazione terroristica dietro il gesto, ma piuttosto una condizione delirante.

Deborah De Cicco, legale di parte civile che assiste Giovanni Esposito, fratello della donna deceduta, sostiene che la perizia non abbia adeguatamente approfondito quella che ritiene la matrice ideologica dell’azione. Secondo la legale, le numerose ricerche effettuate sul web dall’indagato e il materiale informatico acquisito dagli investigatori suggerirebbero una motivazione riconducibile all‘estremismo islamista. Per questo le parti offese continuano a chiedere il riconoscimento dell’aggravante terroristica.

Condividere.
Exit mobile version