È in grado di affrontare un processo e potrà quindi essere giudicato Salim El Koudri. Il giudice per le indagini preliminari lo ha ritenuto capace di intendere e di volere al momento dei fatti, quando il 16 maggio si lanciò con la propria auto sulla folla nel centro di Modena, ferendo otto persone. Una di loro sarebbe poi morta in ospedale alcuni mesi dopo. La perizia psichiatrica disposta dalla magistratura non ha infatti riscontrato alcun vizio totale o parziale di mente.

“I periti riconoscono che soffriva di un disturbo psichiatrico, ma ritengono che, nel momento in cui guidava a folle velocità nel centro di Modena, fosse consapevole di ciò che stava facendo e del fatto che stava uccidendo”, afferma Fausto Giannelli, legale di Salim El Koudri.

Secondo la perizia, il trentunenne era mosso da sentimenti di frustrazione e rancore, con finalità dimostrative. Nel suo cellulare e sui suoi profili social gli inquirenti hanno trovato documenti e video riconducibili all’Isis e alla jihad. Il giudice non ha però riconosciuto l’aggravante del terrorismo di matrice islamista, una decisione contro la quale i legali delle parti civili annunciano ricorso.

“La nostra è una battaglia finalizzata esclusivamente all’accertamento della verità dei fatti, cioè che abbia agito spinto da una finalità terroristica”, dice Deborah De Cicco, legale di Giovanni Esposito, fratello di una delle vittime:

In aula erano presenti anche alcuni dei feriti e i familiari di Monica Esposito, la cinquantacinquenne morta in ospedale dopo due mesi di agonia.

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