“Voglio precisare che io e Noemi non eravamo fidanzati, non c’era nessuna relazione al di fuori dell’amicizia”, ha detto ai giornalisti Tony Proietto, indagato come atto dovuto per la morte di Noemi Impellizzeri 33enne trovata morta a Riposto, nel Catanese. E “dopo essersi lasciata con il suo ragazzo mi ha chiesto di ospitarla per un periodo, io l’ho accolta e aiutata fino a qualche giorno fa”, ha detto ancora l’uomo. Riguardo alla frequenza dei loro contatti, l’uomo ha aggiunto: “in alcune giornate ci scambiavamo dei messaggi. Negli ultimi venti giorni invece, che avevo i miei figli e mia moglie, l’ho dovuta bloccare”, perché “mi chiamava tutti i giorni perché aveva bisogno o era successo qualcosa”, ma lei “chiamava il mio migliore amico che faceva da portavoce”. “Forse era un po’ invadente, ma non posso dire fosse scomoda”.
Riguardo all’ultimo giorno in cui si sarebbero sentiti, venerdì sera, ha aggiunto: “Se avessi pensato che le sue intenzioni fossero state serie, sarei andato lì per fare il possibile. Il modo in cui lei mi ha parlato, quando mi ha detto ‘Ho trovato la corda. È inutile che provi a venire qui, è inutile che avvisi i miei familiari’ e poi ‘Devo guardare su YouTube il nodo’, mi ha fatto credere che fosse uno scherzo”.
E riguardo alla scoperta del corpo, “non ho pensato ai soccorsi perché avevo constatato che era lì da 24 ore e non si poteva fare nulla”. Poi conclude: “Mi era stato riferito che Noemi avesse trascorso il giorno prima insieme ad un ragazzo e quando nella videochiamata mi ha detto di dover chiudere per guardare come fare il nodo, io ho pensato che era tornato quel ragazzo a prenderla e quindi se ne doveva andare”.
