La tecnologia digitale ha creato nuove opzioni per i genitori per rimanere informati su dove si trovano i propri figli. E questa abitudine continua anche quando i figli crescono e superano i 20 anni, ma non sempre si traduce in maggior serenità. A far luce sulle abitudini è un sondaggio sulla salute dei bambini condotto dal C.S. Mott Children’s Hospital, nel Michigan, Stati Uniti, che ha chiesto a un campione nazionale di genitori informazioni sull’uso e sull’atteggiamento nei confronti del tracciamento della posizione dei propri figli adulti di età compresa tra i 18 e i 25 anni.
Circa la metà (52%) dei genitori dichiara di tracciare la posizione dei propri figli adulti utilizzando un telefono cellulare o un dispositivo simile. Il tracciamento è più comune tra i genitori di giovani adulti tra i 18 e i 20 anni rispetto a quelli di età compresa tra i 21 e i 25, ed è più comune per le figlie che per i figli maschi. I genitori affermano di tracciare la posizione dei propri figli adulti per tranquillità (68%), in caso di emergenza (64%), per sapere se è il momento giusto per chiamarli (21%), per rimanere aggiornati su cosa stanno facendo (17%) o per assicurarsi che si trovino in luoghi approvati (9%); l’11% afferma di non avere un motivo particolare per farlo.
Elemento interessante è che, sebbene il 95% dei genitori che monitorano la posizione dei propri figli adulti affermi che ciò li aiuta a preoccuparsi di meno, il 23% riconosce che a volte li rende più ansiosi che rassicurati.
La maggior parte dei genitori che monitorano la posizione dei propri figli adulti (71%) afferma che la funzione di tracciamento è sempre attiva, mentre il 29% la utilizza solo indeterminate situazioni. I genitori sono più propensi a controllarne la posizione se i figli sono fuori fino a tardi la sera (44%), in un luogo sconosciuto (39%) o se sono in compagnia di sconosciuti (23%).
