Alessandro Impagnatiello ha agito pianificando con lucidità l’omicidio della compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese del piccolo Thiago. È questo ciò che emerge al termine del processo di secondo grado bis disposto dalla Corte di Cassazione, che ha riconosciuto la sussistenza dell’aggravante della premeditazione a carico del trentunenne, confermando la condanna alla pena dell’ergastolo.
Il verdetto, che integra il carcere a vita con la misura applicativa di tre mesi di isolamento diurno, è stato accolto da un applauso dai familiari della vittima presenti in aula. I giudici hanno fissato in 45 giorni il termine per il deposito delle motivazioni.
La somministrazione di veleno e la pianificazione
La decisione dei giudici di Milano accoglie appieno la ricostruzione dell’accusa in merito alla programmazione del delitto, avvenuto a Senago il 27 maggio 2023. Un quadro accusatorio rafforzato dalle prove sulle somministrazioni prolungate e clandestine di veleno per topi nei mesi precedenti all’aggressione mortale. Oltre all’omicidio volontario pluriaggravato, a carico di Impagnatiello rimangono confermate le accuse di interruzione non consensuale della gravidanza e occultamento di cadavere.
Il legale della famiglia: “Una svolta sul piano culturale”
Intervenuto a margine della sentenza, l’avvocato di parte civile, Nicodemo Gentile, ha sottolineato la portata fondamentale della pronuncia: “È una giornata molto importante perché ci dice che l’omicidio di una donna è sempre un femminicidio, nato da un atto di dominio e prevaricazione”. E poi ancora: “La Corte ha ribadito che anche nell’ambito affettivo e familiare si uccide per motivi abietti, futili e soprattutto per motivi ben pianificati e programmati. Una risposta di speranza per tutte le famiglie e per tutte le donne“.
La sorella Chiara: “Destinato a vivere in galera”
Rotto dall’emozione ma fermo nel dolore il commento di Chiara Tramontano, sorella di Giulia, che ha espresso profonda gratitudine verso i magistrati per l’esito del dibattimento: “Sono grata alla giustizia per aver fatto il suo corso. Questa sentenza precisa una volta per tutte che ci troviamo di fronte a un uomo destinato a vivere in galera”.
Chiara ha poi sottolineato la netta distinzione tra la compostezza della famiglia della vittima e l’atteggiamento dell’imputato durante le udienze: “Siamo sempre entrati in quest’aula a testa bassa e nel rispetto di tutti. Vedere oggi Impagnatiello con la sua spavalderia mi fa pensare a una persona che non si è mai pentita. L’unica mia speranza ora è poter andare avanti senza la paura di incontrarlo e che Giulia, da ovunque si trovi, sia fiera di quello che abbiamo fatto per lei”.

