IL PUNTO – Escalation nel Golfo: raid sull’oleodotto saudito, scontro Trump-Houthi e l’ombra di Teheran
Un attacco sferrato dall’Iraq forza la chiusura della condotta Est-Ovest a Riad. Washington frena sui blitz, Ansarullah smentisce contatti e l’Iran detta le condizioni per Hormuz.
La crisi geopolitica nel Medio Oriente tocca un nuovo picco di tensione, stringendo l’Arabia Saudita in una morsa drammatica. Riad è stata costretta a chiudere provvisoriamente l’oleodotto chiave Est-Ovest a seguito di un raid condotto con droni provenienti dal territorio iracheno, un’arteria fondamentale su cui il regno aveva deviato gran parte dei flussi di greggio dopo il blocco dello Stretto di Hormuz. L’attacco, che ha causato diversi feriti e danni in corso di quantificazione, non è stato rivendicato, ma il presidente statunitense Donald Trump ha addossato la responsabilità diretta all’Iran.
Dal suo resort in Irlanda, il tycoon ha ribadito che il conflitto con Teheran si avvia alla conclusione in vista delle elezioni di midterm, prospettando un imminente crollo dei prezzi del petrolio. Trump ha inoltre escluso un intervento militare contro i ribelli Houthi in Yemen nonostante la presa dello Stretto di Bab el-Mandeb, sostenendo di essere stato contattato dal gruppo armato per evitare uno scontro aperto. La risposta di Ansarullah non si è fatta attendere: Hazem al-Assad, membro dell’ufficio politico dell’organizzazione, ha smentito categoricamente la Casa Bianca tramite la piattaforma X, definendo le affermazioni del presidente americano “infondate e ridicole”.
L’amministrazione USA appare riluttante a imbarcarsi in un nuovo fronte di guerra ad alto rischio elettorale, lasciando tuttavia Riad priva della copertura alleata e con le principali vie d’uscita del greggio compromesse. Sul fronte interno iracheno, il premier Ali al-Zaidi ha condannato le incursioni, disposto la chiusura di tre valichi al confine con l’Iran e rimosso il comandante militare della provincia di Maysan, ritenuta l’area di lancio dei droni. Da parte sua, la diplomazia saudita ha congelato per ora le ritorsioni, riservandosi il diritto di tutelare le proprie infrastrutture.
Nel frattempo, Teheran continua a muovere i fili dell’asse regionale. Dal vertice BRICS in corso in India, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che la Repubblica Islamica non intende muovere guerra all’Arabia Saudita, confermando però l’intransigenza contro Washington e Israele. Sul piano dei traffici marittimi, la riapertura dello Stretto di Hormuz resta lontana: le fonti negoziali chiariscono che il summit tra i Paesi del Golfo previsto a Muscat non porterà a un sblocco immediato, vincolato da Teheran al soddisfacimento di sette rigide condizioni imposte agli Stati Uniti.

