“Ha confermato l’ipotesi accusatoria della Procura della Repubblica, ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo”. Parola di Valter Lavitola, riferita dal legale e consegnata alla giudice che lo ha interrogato per cinque ore nel carcere di Rebibbia, la confessione del faccendiere che avrebbe messo in piedi l’attentato per permettere all’amico Sigfrido Ranucci di ottenere un potenziamento della scorta passata dopo la bomba da due a otto agenti. Non per un movente politico? “Non per un movente politico, anche se di fatto l’attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità”. 

Nessun commento però alla domanda se nel lungo interrogatorio Lavitola abbia parlato dell’amicizia con Ranucci, se il giornalista abbia saputo qualcosa del folle progetto del faccendiere. “No, altro non dico, con l’ordinanza cautelare che voi avete avuto prima di me emerge che Ranucci non era a conoscenza”. Il commento del leagel di Ranucci, Roberto De Vita:  “La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti, anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021, confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute. Ovviamente un conto è la confessione, altro la valutazione della sua credibilità”.

Lavitola chiederà ora un’attenuazione della misura cautelare, le sue parole soppesate con cura dagli inquirenti, dopo tante versioni e una girandola di tentati depistaggi. “Mi avvicinò per raccontarmi che erano stati i servizi segreti israeliani”, ha raccontato agli inquirenti un giornalista di Report, “se ho messo la bomba io allora vuol dire che ero d’accordo con Sigfrido perché non vado a mettergli una bomba senza dirglielo”, uno dei tanti paradossi usati in queste settimane da Lavitola insieme alle minacce, “se Ranucci dubita di me gli sputo in faccia”, “se non chiedi di potenziare la scorta dovrò occuparmene di persona”, aveva detto al giornalista in uno dei tanti messaggi, tra amicizia, minaccia e costante ambiguità.

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