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Home » L’Afd stravince in Sassonia: l’Ue ora teme l’effetto domino, ma sugli estremisti sarà linea dura
Politica

L’Afd stravince in Sassonia: l’Ue ora teme l’effetto domino, ma sugli estremisti sarà linea dura

Di Sala Notizie6 Settembre 20263 min di lettura
L’Afd stravince in Sassonia: l’Ue ora teme l’effetto domino, ma sugli estremisti sarà linea dura
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L’onda nera investe Berlino e fa tremare l’Europa. Nonostante i dubbi sulla possibilità per l’AfD di governare in Sassonia-Anhalt, il livello di allerta nella capitale europea è altissimo. A preoccupare sono soprattutto i contraccolpi di un’avanzata che si teme inarrestabile. Il partito guidato da Alice Weidel ha fatto registrare il più alto aumento di consensi in un’elezione statale in Germania dal secondo dopoguerra. E, con circa il 28%, resta stabilmente primo partito nei sondaggi al livello nazionale. Dati che si abbattono sul già fragile governo di Friedrich Merz, che guarda a un possibile nuovo colpo inferto dalle prossime elezioni regionali del 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania, con AfD sempre intesta. 

La vulnerabilità, o peggio, un’eventuale crisi del governo Merz rappresentano la principale minaccia per Bruxelles. Dove qualsiasi vittoria o scalata al potere di formazioni come quella dell’AfD viene letta come un indebolimento dell’Unione europea dal suo interno.  In Ue, in prospettiva delle elezioni nel 2027, ormai la principale paura è avere uno o più governi di impronta orbaniana tra i 27 Pesi membri. Una simile ipotesi, infatti, riporterebbe a galla quelle istanze che hanno a lungo paralizzato il meccanismo europeo per decisioni cruciali come le sanzioni a Mosca. Lo sguardo lungo di Bruxelles, insomma, racconta un timore palpabile. Nelle prime ora dalla chiusura dei seggi nel Land dell’ex Ddr, intanto, prevale il rispetto per il voto dei cittadini europei. La preoccupazione per l’avanzata di partiti come l’AfD c’è, ma allo stesso tempo l’Ue si dimostra aperta a lavorare con chiunque purché nel rispetto di tre grandi pilastri: essere pro Ue, sostenere Kiev e difendere lo Stato di diritto. Fuori da questi tre paletti irrinunciabili – è il ragionamento che circola nella capitale europea – l’Ue non lavora con nessuno. Nel caso di nuovi ‘governi Orban’, quindi, gli europei saranno durissimi.

Una linea netta che si fa ancora più necessaria davanti all’apprensione sull’anno elettorale che verrà e al possibile effetto domino. Dopo le elezioni in Svezia della prossima settimana, l’anno prossimo sarà il turno di Spagna, Polonia, Italia e Francia. E gli occhi sono puntati sull’eventuale frenata dell’europeismo che ha da sempre animato le due sponde dell’asse franco-tedesco. Il rischio di un avvicendamento euroscettico all’Eliseo non fa che aumentare l’inquietudine. Ed è proprio da Parigi che arrivano i primi commenti a caldo. Per l’alleato di AfD in Europa, Eric Zemmour di Reconquete, “il cordone sanitario non ha mai protetto nessuno” ma “ha solo ritardato l’ora della verità”. “Quell’ora è arrivata, e suonerà ovunque”, avvisa il leader di estrema destra. Dalla parte opposta, il candidato alle presidenziali della France Insoumise Jean-Luc Melenchon imputa il “disastro” del trionfo dell’estrema destra alla “cecità delle politiche europee centriste”.   E l’attesa, in Germania come in Europa, cresce proprio sulle future mosse dei centristi del Partito popolare. Che, almeno al Parlamento europeo, finora non hanno rinunciato a rivolgersi a destra per alcuni voti importanti come sui migranti e sul Green deal, consolidando la cosiddetta ‘maggioranza Venezuela’ con il supporto di Ecr e dei Patrioti, ma in alcuni casi di Esn, il partito di cui fa parte proprio AfD. L’avanzata dell’estrema destra, ora, costringe i popolari a prendere “contromisure”, per dirla con Antonio Tajani, il vicepremier italiano molto vicino al presidente del Ppe Manfred Weber. Resta da capire se la strada da seguire sia quella di un consolidamento dell’intesa con i socialisti sul modello tedesco o meno.

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