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Società

lavora solo il 58% di chi ha figli piccoli

Di Sala Notizie6 Maggio 20264 min di lettura
lavora solo il 58% di chi ha figli piccoli
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Madri e lavoratrici: un binomio sempre più difficile nel nostro Paese nella fotografia impietosa scattata dall’ultimo report di Save The Children che, per la prima volta, registra un peggioramento in tutte le regioni.

In Italia ha un impiego solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare e la penalizzazione associata alla maternità è pari al 33%: a denunciarlo è l’undicesima edizione del rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” diffuso a pochi giorni dalla Festa della Mamma ed elaborato dal Polo Ricerche dell’organizzazione.   

Rispetto agli scorsi anni, a fronte di un incremento dell’occupazione, anche femminile, sono le donne e in particolare le madri, a beneficiare di meno del trend positivo: tra le 25-54enni con almeno un figlio minore, l’occupazione nel 2025 rispetto al 2024 è aumentata dello 0,1%, mentre l’aumento è dello 0,9% per gli uomini nelle stesse condizioni.   

Nel settore privato il 25% delle madri under 35 esce dal mercato del lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35. La distanza si riflette anche nei livelli di inattività: tra i genitori 20-29enni è inattivo il59,8% delle madri (che aumenta al 70% con due o più figli), contro appena il 6,2% dei padri (in flessione al 5,8% con due o più figli). 

In questo gruppo, tuttavia, vi possono essere anche mamme ancora alle prese con gli studi, mentre tra le mamme giovanissime, tra i 15 e i 29 anni, il 60,9% non studia, non lavora e non è inserita in alcun percorso di formazione, contro l’11,3% dei padri.  

Tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore il tasso di occupazione si attesta al 73,1% al Nord e 71% al Centro, mentre nel Sud e isole scende al 45,7%.

Mamma e figlio – immagine generica (Pixabay)

Il dossier propone anche quest’anno il Mothers’ Index regionale, realizzato in collaborazione con l’Istat, che misurale condizioni delle madri attraverso sette ambiti – Demografia, Lavoro, Rappresentanza, Salute, Servizi, Soddisfazione soggettiva e Violenza – utilizzando 14 indicatori provenienti da diverse fonti del sistema statistico nazionale.

È l‘Emilia Romagna a conquistare il primato della Regione più “mother-friendly’ sorpassando la Provincia Autonoma di Bolzano. Il terzo posto è della Valle D’Aosta che torna sul podio dopo il forte arretramento registrato l’anno scorso. La Sicilia si piazza all’ultimo posto.

Segnali di miglioramento si osservano per il Piemonte, che sale dal 12° all’8° posto, e per la Calabria, che guadagna due posizioni, passando dal 18° al 16° posto. Al contrario, si registrano arretramenti nel Nord-Est: il Friuli-Venezia Giulia scende dall’8° al 13° posto e il Veneto dal 9° al 12°. Perdono terreno anche il Molise, che scivola dal 15° al 17° posto e il Lazio, che passa dal 6° al 9° posto. 

Nel Mezzogiorno il quadro resta complessivamente stabile e su livelli inferiori alla media nazionale: l’Abruzzo si conferma la regione meglio posizionata tra quelle meridionali (14° posto), mentre in fondo alla classifica si collocano la Basilicata, la Puglia e, appunto, la Sicilia.

Mamma in smart working

Mamma in smart working (Ansa)

La dimensione dei servizi per la prima infanzia resta molto limitata: Campania (20° posizione), Calabria e Sicilia si fermano rispettivamente al 6,9%, 5,9% e 7,9% di presa in carico, contro una media nazionale del 18,5%. Tra i dati più significativi, il Friuli-Venezia Giulia raggiunge il 40,5%.   

La dimensione della Soddisfazione Soggettiva delle donne evidenzia differenze marcate tra territori, con un divario tra primo e ultimo posto che supera i 47 punti. Al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano (135,398),in coda si trovano la Puglia (88,339) al 21.mo posto, preceduta da Campania (88,756) al 20mo posto e Calabria. 

Infine, l’indice che misura la presenza di centri antiviolenza e case rifugio per 100.000 donne evidenzia una distribuzione fortemente disomogenea sul territorio e mostra una sostanziale stabilità nel tempo. Al primo posto si conferma nuovamente il Friuli-Venezia Giulia (143,073), la Campania migliora rispetto alla scorsa edizione, conquistando la parte alta dell’Indice con l’ottavo posto rispetto al decimo di unanno fa.

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