“Di chi è figlia l’Enciclica?”, chiede Roberto Vicaretti al filosofo e teologo laico Vito Mancuso, interpellato su “Magnifica Humanitas”, la prima Lettera Enciclica di Papa Leone XIII sull’Intelligenza artificiale.
“Decise di chiamarsi Leone per collegarsi a Leone XIII, perché come la questione sociale all’epoca era centrale, oggi la stessa questione sociale si è trasformata nella questione tecnologica. Il Papa in questo senso vuole mettere al centro del suo Pontificato l’intelligenza artificiale. Quindi più Leone XIII che papa Francesco” risponde Mancuso.
“È stato un Papa all’altezza della situazione, una situazione critica all’interno della Chiesa, per le divisioni che ha ereditato quando è stato eletto. Papa Francesco è stato tanto profetico, a tratti inquietante, quanto divisivo, in molte componenti dell’episcopato del mondo ci sono stati segnali di insofferenza. Papa Leone ha cercato di trasmettere serenità in questo senso, di rassicurare. Sembrava spento dal punto di vista del mondo, sui grandi temi dello scenario internazionale. Ci ha pensato Trump a dargli vigore, con le sue critiche, per indurlo a rispondere. È diventato un punto di riferimento per molti” aggiunge il filosofo e teologo.
“L’intelligenza artificiale non è solo uno strumento. È un agente, è dotata di iniziativa, entra nelle nostre vite in modo prepotente. Qualcuno avrà pensato alla dialettica servo-padrone nella Fenomenologia dello spirito di Hegel (1807), una dialettica che oggi si può riprodurre. È quindi giusto che Papa Leone XIV abbia scritto la sua prima Enciclica, che ha un titolo bellissimo, su questo tema. L’umanità è anche molto fragile”.
