Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ribatte agli indizi che la Procura di Pavia mette in fila nell’inchiesta sul delitto di Garlasco. “L’impronta 33 non è mia, non avevo neppure il numero di cellulare della ventiseienne, ho sempre calzato scarpe numero 44 e non ho mai visto dei suoi filmati intimi” dice, in sintesi, così intervistato in studio su Mediaset.
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Impronta 33 non attribuibile a nessuno in generale
Sull’orma della mano destra trovata sulle scale della cantina dove c’era il corpo della vittima, ribatte: “Se guardiamo la 33, e l’abbiamo controllata, a noi quelle minuzie non risultano. Quindi per noi non solo non è attribuibile a me, ma non è attribuibile a nessuno in generale”.
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Una divergenza di lettura, rispetto alla Procura di Pavia, che potrebbe risolversi solo con una perizia. “Se verrà acclarato che quella è una mia impronta, va bene. Però è un’impronta su un muro – fa scena dire vicino al cadavere – dove ci sono altre impronte di altre persone che scendendo la scala si appoggiavano lì, quindi c’è un motivo per cui è lì. Non è che deve essere per forza legato all’omicidio” spiega.
Nella seconda chiusura indagine i pm, che si sono affidati a una consulenza del Racis, non escludono che l’impronta fosse insanguinata. “Ai tempi hanno fatto i vari esami e non hanno trovato sangue. Oggi si può dire quello che si vuole. A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere, cosa non si può escludere. Devi avere una certezza: c’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io, la questione finisce lì”.
Su Chiara: “Lei non ha mai parlato di me e io non avevo il suo numero”
Sul movente sessuale, contenuto nell’accusa, Sempio è netto: “Ci sono 3 chiamate (a casa Poggi alcuni giorni prima del delitto, ndr) che se le metti assieme non arrivano forse neanche a 30 secondi di chiamata.
Non mi sembra una grande operazione di stalking, anche perché non c’è nessun collegamento con Chiara in nessun altro caso, non è stato riscontrato da nessuna parte. Lei non ha mai parlato di me e io non avevo il suo numero”.
“Non c’è proprio la base per arrivare all’ossessione verso di lei”. E aggiunge: “I famosi filmati che si pensa io abbia visto, di cui secondo loro sono entrato in possesso, non sono mai stati né visti, né copiati né trasferiti su supporti che non siano o il computer di Stasi o il computer di Chiara o la chiavetta di Chiara. Io dei video l’ho saputo dai media”.
Garlasco, pm Pavia hanno trasmesso nuovi atti a Procura Generale Milano
E dopo la chiusura delle indagini, la Procura di Pavia ha inviato alla Procura Generale di Milano il ‘pacchetto’ di atti depositati con la nuova chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, accusato di essere il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, affiché valuti una eventuale richiesta di revisione della sentenza con cui Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima, è stato condannato a 16 anni di carcere.
Le carte sono state trasmesse tempo fa e la procuratrice, Francesca Nanni, e la sua vice, Lucilla Tontodonati, stanno esaminando la documentazione. Al momento non è stata presa alcuna decisione. I tempi per arrivare a una determinazione in un senso o nell’altro non saranno brevi.

