“Dipenderà dagli italiani”. Ma se la sua maggioranza dovesse fare il bis alle prossime elezioni “si potrebbe superare questo altro grande tabù”, cioè quello di un presidente della Repubblica “non di centrosinistra”. Giorgia Meloni torna in tv, dopo gli impegni internazionali e un weekend lontana dai riflettori. E scandisce esplicitamente ciò che aveva già rivendicato. Chi non è di sinistra “non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti” e quindi può legittimamente puntare anche al Colle più alto. Sarebbe la chiusura del cerchio, l’affermarsi “di una cosa banalissima”: dopo la presidenza del Consiglio e il governo “pure più longevo” di oramai quasi tutti quelli del passato, la destra potrebbe esprimere “ottimamente” anche il Capo dello Stato. La premessa – a “10 minuti” di Nicola Porro su Rete 4 – è quella di rivincere le elezioni ma lei ripete che non è per questo che si sta cercando di cambiare la legge elettorale: la riforma “non favorisce nessuno, favorisce gli italiani”.
Nella breve intervista, spazio alle ultime querelle internazionali, dalla pace ritrovata con Emmanuel Macron (“non abbiamo mai litigato, abbiamo un rapporto franco”), alle tensioni con gli Usa, da ultimo per le parole poco “caute” di Mark Rutte sulle basi italiane e la guerra in Iran. Ma “non ero inginocchiata ieri, non sono antiamericana oggi”, assicura la premier, ribadendo che lei rimane dell’idea che “l’Occidente unito” sia “più forte”, e l’Italia a sua volta sia “più forte in un Occidente unito”.
Il ritorno è poi sulle questioni interne e su Roberto Vannacci. Meloni ripete che non vede “differenze con le altre opposizioni” e sottolinea che la remigrazione, cavallo di battaglia dell’ex generale, “già la facciamo, per me sono i rimpatri volontari assistiti”: La sfumatura, rispetto al “non me ne occupo” di una decina di giorni fa alla conferenza stampa del G7 di Evian, oggi sembra più verso la chiusura a Futuro nazionale. Perché “difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere, no?”.
