Nuova svolta nel caso della morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio di Palazzo Salimbeni il 6 marzo 2013.

A oltre tredici anni dai fatti, la Commissione parlamentare d’inchiesta ha indicato per la prima volta due nomi come presunti protagonisti della vicenda.

Nel corso della riunione dell’Ufficio di Presidenza, il presidente Gianluca Vinci ha affermato che, sulla base degli elementi raccolti dai consulenti e dei colloqui con alcuni detenuti, nelle vicende che avrebbero portato alla morte di Rossi sarebbero coinvolti, con ruoli differenti, Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli.

Secondo quanto riferito da Vinci, Mussari sarebbe stato il presunto mandante di un’azione intimidatoria che “inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi”, mentre Ceccherelli avrebbe organizzato la fase operativa, individuando le persone da coinvolgere, senza partecipare direttamente all’esecuzione.

La Commissione precisa che si tratta di una ricostruzione investigativa maturata nell’ambito dei propri lavori e non di responsabilità accertate in sede giudiziaria.

Chi è Giuseppe Mussari

Giuseppe Mussari, 64 anni, è uno dei nomi più noti della storia recente del Monte dei Paschi di Siena. Avvocato originario di Catanzaro e laureato in Giurisprudenza all’Università di Siena, è stato presidente della Fondazione Monte dei Paschi dal 2001 al 2006 e successivamente presidente della banca Mps dal 2006 al 2012. Dal 2010 al 2013 ha inoltre guidato l’Associazione Bancaria Italiana (Abi). Già nelle ultime ore il nome dell’ex presidente di Mps era stato anticipato da indiscrezioni giornalistiche, come quello del presunto mandante individuato dalla Commissione. Mussari ha respinto con forza ogni addebito, definendo le accuse “una follia prima ancora che una calunnia gravissima”, annunciando iniziative legali.

Chi è Gabriele Ceccherelli, calciante del Calcio storico fiorentino. Lui si difende: “Non ho nulla a che fare con questa vicenda”

Molto meno conosciuto al grande pubblico è Gabriele Ceccherelli, soprannominato “Lo Zena” e giocatore (calciante) del Calcio storico fiorentino. Secondo quanto riferito dalla Commissione parlamentare, sarebbe lui il soggetto che avrebbe organizzato l’azione, scegliendo le persone da coinvolgere nella fase esecutiva.

La morte di David Rossi è stata archiviata per due volte come suicidio, ma le nuove consulenze tecniche e gli approfondimenti della Commissione hanno alimentato la convinzione che il manager possa essere stato vittima di un omicidio.

“Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda” commenta le dichiarazioni di stamani.

Per anni, la versione prevalente ha sostenuto la tesi del suicidio, anche sulla base di ben due archiviazioni da parte della magistratura nell’ambito delle inchieste giudiziarie condotte sulla morte. Ma, anche a detta anche dei famigliari della vittima, e sulla base delle ultime risultanze tecniche che stanno emergendo, non viene escluso che l’uomo possa essere stato ucciso.

 

La perizia dei Ris, le ombre attorno al corpo nei filmati di sorveglianza

Una o più persone sarebbero rimaste all’imbocco di vicolo Monte Pio, a Siena, fino all’ultimo respiro di David Rossi, con la possibile funzione di controllare che nessuno entrasse e si avvicinasse al corpo per dare soccorso, quando forse c’era ancora margine per salvarlo dalla morte. È quanto emerge dalla perizia del Ris dei Carabinieri sulle ombre visibili nei filmati della videosorveglianza della sera del 6 marzo 2013, quando l’ex capo della comunicazione di Mps precipitò dalla finestra del suo ufficio nella sede della banca.

La Commissione parlamentare d’inchiesta, specie con le ultime perizie, si è orientata per la tesi dell’omicidio e ritiene che le nuove risultanze possano contribuire a ricostruire il ruolo di eventuali persone presenti nel vicolo e a chiarire se abbiano ostacolato i soccorsi. La relazione, di 74 pagine, individua 12 macro-sequenze, tra le 20:04 e le 20:14 di quella sera, caratterizzate da attenuazioni della luminosità sulla parete in marmo bianco in fondo al vicolo, in corrispondenza del passaggio delle automobili in via dei Rossi. Fenomeni che, secondo gli accertamenti del Ris, non sarebbero riconducibili ad artefatti visivi, difetti digitali o disturbi di compressione, ma compatibili con l’interposizione di corpi opachi di forma antropomorfa, verosimilmente persone, tra i fari dei veicoli e la parete.

Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi (ansa)

“La persona nel vicolo non era un passante, avrebbe avuto un ruolo attivo per bloccare i soccorsi a Rossi”

La verifica sperimentale, condotta il 22 giugno 2026 attraverso rilievi tridimensionali con laser scanner e la riproduzione delle condizioni di ripresa, ha individuato cinque possibili posizioni, indicate come stazioni A, B, C, D e E, compatibili con le ombre osservate nel filmato del 2013. Dalle prime due sarebbe stata possibile una visuale diretta sul corpo di Rossi, seppure con alcune limitazioni; dalla stazione E sarebbero state visibili soltanto le estremità inferiori, mentre dalle posizioni C e D la visuale sarebbe stata impedita dallo spigolo del muro. “La novità più dirompente è che non era un passante” ha dichiarato Vinci, presidente della Commissione, sostenendo che la persona nel vicolo avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda e avrebbe contribuito a bloccare i soccorsi per oltre 20 minuti, quando Rossi sarebbe stato ancora vivo e soccorribile.

Per Vinci, gli elementi emersi porterebbero a ipotizzare il coinvolgimento di almeno quattro o cinque persone: alcune avrebbero impedito l’accesso al vicolo, altre sarebbero state presenti nell’ufficio al momento in cui Rossi sarebbe stato appeso alla finestra. Il presidente ha inoltre richiamato una testimonianza resa anni fa da Antonio Muto, che avrebbe riferito all’avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci, di aver trovato più persone a impedire l’accesso al vicolo.

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