L’arresto di Valter Lavitola con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci apre una nuova fase di una vicenda che intreccia cronaca giudiziaria, rapporti personali e scontro politico. 

L’arresto e l’interrogatorio davanti al gip

Questa  mattina Lavitola comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari nel carcere romano di Rebibbia. Si tratta del primo passaggio processuale dopo la misura cautelare che lo ha portato in carcere.

L’imprenditore, già dopo la perquisizione dello scorso luglio, aveva respinto ogni accusa definendosi “sconcertato” dall’ipotesi di aver organizzato l’attentato contro il giornalista. Non è escluso che anche davanti al gip possa scegliere di avvalersi della facoltà di non rispondere, limitandosi eventualmente a dichiarazioni spontanee.

Nel frattempo gli investigatori stanno analizzando il materiale sequestrato, tra cui telefoni e computer, alla ricerca di ulteriori elementi utili per chiarire il movente e la ricostruzione dei fatti.

 

La tesi dell’accusa: un attentato per accrescere la popolarità di Ranucci

L’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia di Roma è particolarmente insolita. Secondo gli inquirenti, Lavitola avrebbe organizzato l’attentato non contro Ranucci ma, paradossalmente, a suo favore, con l’obiettivo di aumentarne la notorietà pubblica e rafforzarne il profilo in vista di un possibile futuro politico.

Gli investigatori ritengono tuttavia che il giornalista fosse completamente ignaro di qualsiasi progetto. Una circostanza ribadita anche dalla difesa di Ranucci, il cui legale Roberto De Vita sostiene che il conduttore sia vittima dell’attentato, del presunto tradimento di una persona considerata amica e della successiva esposizione mediatica e politica del caso.

 

 

Le chat: “Saresti uno dei pochi leader potabili”

A rafforzare il quadro investigativo contribuiscono alcune conversazioni contenute negli atti dell’inchiesta. Dalle chat emerge un Lavitola convinto delle potenzialità politiche di Ranucci e determinato a incoraggiarne una discesa in campo.

Già nell’ottobre 2024, secondo quanto riportato nell’ordinanza, l’ex editore avrebbe rivolto al giornalista una serie di messaggi elogiativi. Tra le frasi citate dagli atti figurano riferimenti a un ipotetico futuro da leader nazionale: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente” e “saresti uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese”.

In altri passaggi, Lavitola immagina addirittura Ranucci impegnato in un futuro “discorso di Capodanno”, simbolo di un possibile ruolo istituzionale di primo piano.

 

L’idea dei sondaggi e la candidatura

Sempre secondo gli atti, nei primi mesi del 2025 Lavitola avrebbe iniziato a valutare strumenti concreti per verificare l’effettiva popolarità di Ranucci.

In una chat parla infatti della possibilità di commissionare un sondaggio per misurare il gradimento dei personaggi pubblici. L’obiettivo, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato quello di capire quanto potesse essere competitiva un’eventuale candidatura politica del volto di Report.

Un elemento che oggi assume un peso particolare perché si intreccia con la contestazione della Procura sul presunto movente dell’attentato.

Le polemiche politiche

L’inchiesta ha inevitabilmente alimentato anche uno scontro politico. Il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto che venga fatta piena chiarezza sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, sostenendo che, fino a quando la vicenda non sarà chiarita, non dovrebbero essere impiegate risorse pubbliche per finanziare chi è coinvolto nella vicenda.

Parole alle quali Ranucci ha replicato sui social, sostenendo che il leader della Lega abbia di fatto chiesto alla Rai la sua sospensione.

Il ruolo di Gomes Tavares

Parallelamente prosegue il filone investigativo che riguarda Gomes Tavares, indicato dagli inquirenti come l’intermediario tra Lavitola e il gruppo che avrebbe materialmente collocato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci a Pomezia.

La Procura sarebbe pronta ad avviare le procedure necessarie alla sua estradizione. Gli accertamenti su questo fronte sono considerati centrali per verificare la catena delle responsabilità e consolidare il quadro accusatorio.

 

Il Comitato Etico Rai valuta il caso

Alla vicenda giudiziaria si aggiunge ora anche un fronte interno alla Rai. Secondo quanto si apprende, nella giornata di martedì si è riunito il Comitato Etico dell’azienda, chiamato a esprimere un parere sulla posizione di Sigfrido Ranucci alla luce degli sviluppi dell’inchiesta. I lavori saranno aggiornati tenendo conto dei nuovi elementi emersi dagli atti, compresi i rilievi del gip che escluderebbero l’esistenza di un accordo tra il giornalista e Valter Lavitola in relazione all’attentato.

Sulle valutazioni potrebbero pesare anche ulteriori elementi contenuti negli allegati investigativi e nelle relazioni dei carabinieri. La relazione conclusiva del Comitato Etico dovrebbe essere trasmessa a breve all’amministratore delegato della Rai, che sarà poi chiamato a compiere le proprie valutazioni sul futuro della conduzione di Report.

 

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