Clesio Gomes Tavares, il latitante considerato il mediatore nell’attentato a Sigfrido Ranucci, spiega al Tg1 di essere pronto a tornare “prestissimo” nonostante l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti nell’ambito della vicenda giudiziaria che vede agli arresti cinque persone, tra cui l’ex imprenditore Valter Lavitola, considerato il mandante dell’azione dinamitarda.   

“Pure se tutti mi dicono di no però io sono testardo. Dicono che all’aeroporto mi prendono però io sono testardo. E voglio tornare”, spiega il camerunense Tavares dall’Africa, il quale aggiunge di non credere che Lavitola abbia confessato: “Mi piacerebbe vedere. Il legame con Lavitola va oltre il lavoro. Siamo sempre stati insieme. Perché mi devo arrabbiare con lui? Non mi ha mai fatto niente di male”, spiega Gomes. Difronte alla notizia che Lavitola avrebbe scaricato in parte sudi lui la responsabilità dell’attentato, Gomes commenta: “È quello che dite voi, io non sono sicuro, io non ci credo”. 

Intanto Lavitola resta in carcere, il gip di Roma ha respinto la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, presentata dal suo legale, Sergio Cola. Quest’ultimo fa sapere che sta valutando l’opportunità di un nuovo interrogatorio davanti al pm. L’udienza di Riesame potrebbe essere fissata tra fine agosto e gli  inizi di settembre.

Nel provvedimento con cui ha confermato la detenzione in carcere, il giudice ha ritenuto ancora sussistenti il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. Secondo il gip, inoltre, le dichiarazioni rese da Lavitola sarebbero risultate non del tutto complete e fumose.

Al termine dell’analisi del cellulare e del pc di Lavitola, gli inquirenti della procura di Roma potrebbero convocare Sigfrido Ranucci per ascoltarlo come  persona informata sui fatti. L’attività tecnica sui device, in base a quanto si apprende, durerà alcune settimane e al momento quindi una eventuale audizione del conduttore di Report potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre. 

La difesa degli esecutori materiali chiederà interrogatori per i 4 arrestati che si erano avvalsi della facoltà di non rispondere

Alla luce di quanto è emerso dall’interrogatorio di Valter Lavitola, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, difensori dei quattro indagati ritenuti dalla Dda di Roma gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre 2025, arrestati con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato, chiederanno gli interrogatori dei loro assistiti davanti ai magistrati. Gli arrestati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ed hanno reso soltanto dichiarazioni spontanee. Le accuse contestate ad Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D’Avino e Marica De Filippis (ai domiciliari, ndr), vanno dalla detenzione, al porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. L’avvocato generoso Pagliarulo, ha spiegato a LaPresse: “Quanto è emerso dall’interrogatorio di Lavitola ci permette ora di chiedere che l’interrogatorio dei nostri assistiti”. 

Ranucci va avanti, lavora sul nuovo ciclo di Report 

Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report: ne avrebbe anche parlato nella riunione di ieri con il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, in uno degli incontri di lavoro che vanno avanti anche dopo che è scoppiato l’affaire Lavitola. Non sarebbe sul tavolo in questo momento, dunque – a quanto si apprende da diverse fonti – l’ipotesi di un passo indietro del conduttore, né trovano riscontro le indiscrezioni sull’intenzione del giornalista di chiedere un risarcimento alla Rai in caso di allontanamento dal programma.

“Come già in precedenti audit conclusi con conferma della correttezza dell’operato di Report, Ranucci ha sempre difeso il valore dei giornalisti della redazione tutelandone autonomia ed indipendenza, ben consapevole di come il giornalismo di inchiesta esponga costantemente acritiche ed attacchi. Come quello che sta avvenendo adesso dove alla vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all’immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia”. Così in una nota l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. Risale a ieri la consegna all’Ad Rai Giampaolo Rossi della relazione del Comitato etico sulla vicenda che coinvolge il giornalista. 

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