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Home » Non sono un lestofante, gioco solo a poker
Cronaca

Non sono un lestofante, gioco solo a poker

Di Sala Notizie13 Luglio 20263 min di lettura
Non sono un lestofante, gioco solo a poker
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Davanti al gip di Roma, Mario Adinolfi ha respinto le accuse di truffa ed evasione fiscale perle quali è agli arresti domiciliari.

Gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, secondo la difesa, rappresentano una misura sproporzionata rispetto alle contestazioni mosse all’ex parlamentare. È questa la linea sostenuta dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto davanti al giudice per le indagini preliminari e al pubblico ministero del tribunale di Roma. 

Il giornalista e fondatore del movimento Il Popolo della Famiglia, arrestato la scorsa settimana nell’ambito di un’inchiesta per presunta truffa ed evasione fiscale, ha respinto ogni accusa, fornendo la propria versione dei fatti. 

 

“Continuo a ritenere che gli arresti domiciliari siano una misura eccessiva per un reato finanziario, addirittura con il braccialetto elettronico”, ha dichiarato l’avvocato Pablo De Luca uscendo da piazzale Clodio. Il legale ha ribadito di non ravvisare gli elementi tipici della truffa contestata dagli inquirenti. “Che il mio assistito fosse un giocatore lo sapevano tutti”, ha ricordato, sottolineando che Adinolfi era arrivato anche quarto a un campionato mondiale di poker. “In 30 anni non ha mai ricevuto una segnalazione da parte di un direttore di banca o dell’Agenzia delle Entrate per operazioni sospette. Resto convinto come legale che non ci sia il raggiro né l’artificio, per questo ho chiesto la revoca della misura e ho posto all’attenzione dei magistrati le criticità contenute nell’ordinanza”. 

Ai giornalisti davanti la Città Giudiziaria, De Luca ha precisato che “sono 12 le persone che hanno denunciato Adinolfi”, aggiungendo che “mentre molti altri, compreso qualche giornalista, hanno tutti ricevuto indietro i soldi investiti”. Davanti al gip, Adinolfi ha difeso la legittimità della propria attività, sostenendo di non aver mai raggirato nessuno. “Non sono un lestofante”, ha affermato con forza durante l’interrogatorio. Poi ha aggiunto: “Non truffo le vecchiette, facevo una attività lecita. Sono un giocatore”.

 

L’accusa, l’indagine sulla cosiddetta “scommessa collettiva”

Secondo l’accusa, coordinata dalla Procura di Roma e portata avanti dalla Guardia di Finanza, l’ex parlamentare avrebbe raccolto denaro da numerosi investitori promettendo rendimenti derivanti da scommesse sportive e attività di gioco, causando un danno complessivo stimato in circa 4,7 milioni di euro. I reati contestati sono truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

L’indagato ha però sostenuto che l’iniziativa fosse perfettamente conosciuta da chi vi aderiva. “Non come il Supernalotto”, ha detto, spiegando che si trattava di una attività lecita alla quale partecipavano circa novanta scommettitori, “anche persone importanti e note”. Secondo la sua ricostruzione, il denaro gli veniva affidato in maniera “assolutamente volontaria”. Da qui la sua conclusione: “chi perde denuncia e chi vince non denuncia”. 

A sostegno della propria tesi ha citato anche un episodio specifico: “Ad una signora che gli aveva dato 30mila euro, gliene ho ridati 50mila”.
Tra gli aderenti al progetto denominato “Scommessa collettiva”, Adinolfi ha indicato professori universitari, notai e nobili, sostenendo che molti avrebbero ottenuto guadagni superiori alle somme inizialmente versate. “Se io sono un evasore allora lo sono tutti quelli che giocano online. Ho sempre fatto una vita morigerata, altro che Courmayer, non so neanche sciare”, ha affermato. 

Al termine dell’interrogatorio, i difensori hanno depositato l’istanza di revoca della misura cautelare. Il gip si è riservato di decidere dopo aver acquisito anche il parere del pubblico ministero. “Il nostro assistito ha risposto correttamente e serenamente a tutti i capi di imputazione che gli sono stati contestati, dando ovviamente in questa fase delucidazioni specifiche su quello che gli è stato contestato”, hanno concluso gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo.

 

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