Clamoroso furto nella nella notte di Ferragosto al museo Accascina di Messina dove sono stati rubati alcuni capolavori a firma di Antonello da Messina.

I ladri entrati nel museo siciliano hanno portato via con sé tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio: due sono rimaste indietro durante la fuga. 

Trafugati anche la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà che era custodita all’interno di una teca blindata. 

Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia di Stato e della Scientifica per i rilievi e l’avvio delle indagini. Oggi il Museo rimarrà chiuso al pubblico.

“Un furto studiato da professionisti”

“I riflettori accesi ultimamente con l’acquisto di un’opera di Antonello per 15 milioni di euro sicuramente ha destato l’interesse di tantissimi ladri d’arte, inimmaginabile che una cosa del genere possa capitare a Messina, un colpo quasi da film come al Louvre”. Questo il primo commento dell’assessore comunale alla Cultura di Messina Enzo Caruso.  “Chiaramente ci vengono sottratte due delle opere piùi mportanti che custodiamo nel nostro museo e soprattutto nella città di Antonello, una cosa del genere è una tragedia. Sono opere di valore inestimabile, già l’acquisto di un piccolo quadro è stato per 15 milioni di euro, immaginate il Podittico di S. Gregorio il valore che possa avere”, ha rilevato.

 “La cosa che mi stupisce – ha aggiunto – è che non sono opere su tela che si possono avvolgere ma su tavola. È un furto studiato da professionisti e mi auguro che in tempi brevi si possa intercettarli”.

Le opere rubate

Il Polittico di San Gregorio, detto anche del Rosario, fu commissionato ad Antonello da Messina da Fabria Cirino, Badessa del monastero di Santa Maria extra moenia. Era originariamente composto da sei tavole raffiguranti al centro La Madonna in trono col Bambino e angeli reggicorona, detta del Rosario, cosi come identificata dal simbolo iconografico, il Rosario, che poggia in basso sul gradino. Ai lati i Santi Gregorio e Benedetto, nel registro superiore l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, la tavola centrale della cimasa, che probabilmente raffigurava il Cristo morto sorretto dagli Angeli, è andata perduta.  

L’opera si trovava in un cattivo stato di conservazione a causa degli eventi di estrema gravità che ha subito nella sua storia: dopo lo smembramento e la dispersione di almeno una delle tavole, forse già nel Cinquecento, venne restaurata drasticamente nel 1842, utilizzando sostanze abrasive per la pulitura. Ma l’evento più catastrofico fu il terremoto di Messina del 1908, che rase al suolo l’ex-convento di San Gregorio, dove aveva sede il “Museo civico peloritano”, lasciando le opere ivi conservate, compreso il Polittico, alla pioggia che si abbatté sulla città nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe. In quell’occasione andarono perdute ampie porzioni del manto della Madonna e del San Gregorio.

Gli interventi di recupero del polittico iniziarono con un altro restauro nel 1912 seguito da un secondo nei primi anni ’40 fino un intervento sulla tavola dell’Angelo annunciante del 1981 da parte di Ernesto Geraci e da un check completo del Polittico nel 2005-2006, in occasione di una mostra monografica sull’autore alle Scuderie del Quirinale. 

La tavoletta bifronte, anch’essa sottratta dai ladri, ha sul davanti la Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, e dietro Cristo in Pietà. L’opera fu attribuita ad Antonello nel 2003 e venduta dalla casa d’aste Christie’s in quell’anno alla Regione Sicilia, proveniente dalla collezione di Wilhelm Soldan nella quale si trovava dal 1930. Per le sue piccole dimensioni appare evidente la sua destinazione originaria al culto privato che utilizzava le effigi sacre per le proprie orazioni. Per confronti stilistici con la produzione pittorica certa dell’artista è stata datata concordemente dagli studiosi tra il 1465 e il 1474.

Notizia in aggiornamento

 

Museo regionale Accascina di Messina (Wikipedia )

La storia del Museo regionale di Messina

Inaugurato nel nuovo e grande plesso nel giugno 2017, è intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell’Istituto dal 1949 al 1963. Sorge nell’area ove sussistevano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, del quale sono tuttora visibili i resti dell’impianto della chiesa e la cripta sottostante, inglobata nell’area espositiva.

Organizzato su tre livelli, di cui due dedicati all’esposizione, copre una superficie di 17.118 mq, allestita anche negli spazi esterni con elementi architettonici. Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto ,testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo.

Conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio, il Museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo.  Dal 1911, l’ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra e tuttora parte dell’ampio complesso museale, ospitò le opere provenienti dai primi ricoveri, divenendo sede del museo nazionale fin dalla sua istituzione nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, a cui si devono un primo ordinamento delle collezioni e l’inaugurazione nel 1922.

Decaduto il progetto di un nuovo edificio, presentato da Francesco Valenti nel 1916, e tramontata l’idea di restaurare il Monte di Pietà quale sede definitiva del Museo, secondo il progetto di Armando Dillon, allo scoppio della seconda guerra mondiale le collezioni furono ricoverate nel Monastero di SanPlacido Calonerò, per essere riportate nell’antica collocazione nel dopoguerra. Si deve a Maria Accascina il riordinamento del Museo dopo i danni causati dai bombardamenti. Dopo anni di intenso lavoro e fra molte difficoltà, Accascina lo riaprirà nel1954, con un progetto museografico moderno, sempre inseguendo il sogno di un nuovo edificio in grado di ospitare definitivamente le collezioni.

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