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Salute

Sei milioni gli italiani obesi, emergenza per 1 bambino su 3

Di Sala Notizie3 Marzo 20263 min di lettura
Sei milioni gli italiani obesi, emergenza per 1 bambino su 3
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Sei milioni gli italiani obesi, emergenza per 1 bambino su 3

L’Oms la definisce l’obesità una “pandemia silenziosa”, che interessa oltre un miliardo di persone nel mondo, con dati in crescita anche in Italia, dove a esserne colpiti sono circa 6 milioni di persone (il 12% della popolazione), mentre quasi la metà degli adulti (il 47%) risulta in sovrappeso. 

Emergenza per 1 bambino su 3 

L’eccesso di peso corporeo è un problema che non risparmia neanche i più piccoli, con un bambino su tre che ne è colpito nel nostro Paese. Inoltre, sebbene 3 italiani su 4 riconoscano l’eccesso di peso come un grave rischio per la salute, solo il 2,7% si definisce obeso, dato che evidenzia un preoccupante divario tra consapevolezza e percezione di sé. Sono questi i numeri dell’obesità, patologia cronica e multifattoriale su cui si riaccendono i riflettori in vista della Giornata mondiale del 4 marzo.   

Gli esperti sottolineano l’importanza di un approccio terapeutico a 360 gradi. L’aderenza nei percorsi di gestione del peso rimane infatti una delle sfide più importanti per quanto riguarda il contrasto all’obesità, con 1 un paziente su 2 che, come rilevato da Obesity Reviews, abbandona il trattamento nel primo anno di terapia. “Se oggi l’obesità è riconosciuta come una patologia cronica, allora dobbiamo affrontarla con una logica di lungo periodo – osserva Mikiko Watanabe, endocrinologa, ricercatrice e docente alla Sapienza Università di Roma -. Parliamo di una traiettoria clinica che richiede stabilità e adattamento nel tempo, con fasi diverse che necessitano strumenti diversi”.  

L’attenzione alla sfera psicologica

Ma l’obesità va inquadrata anche in relazione alla salute complessiva dell’individuo, con particolare attenzione alla sfera psicologica. Dalla prima indagine sistematica in Italia sul rischio di obesità in salute mentale, condotta in sei Regioni dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), emerge infatti che il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di salute mentale presenta obesità, contro circa il 10% rilevato nella popolazione generale. Un divario che risulta ancora più marcato tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni: 13,7% rispetto al 5,5%, con un rischio quasi triplo per chi è in carico ai Servizi. “L’obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali – spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti della Sinpf -. Numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale”. 

Sul fronte dell’obesità infantile, l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha sviluppato un percorso multidisciplinare per bambini dai 6 agli 11 anni che consente di ‘rimettere in carreggiata’ le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, grazie a un approccio che integra educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. Per Melania Manco, dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva dell’ospedale, “non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo”.  

Combattere lo stigma

In occasione della Giornata mondiale, il mondo dell’associazionismo ribadisce l’appello a ridurre lo stigma ead accrescere le tutele. “L’obesità non è una colpa, ma una malattia complessa e multifattoriale, eppure troppe persone continuano a subirne le conseguenze anche sul piano sociale, rinunciando spesso a prendersi cura della propria salute per vergogna, discriminazione o per la mancanza di adeguate tutele”, dichiara Iris Zani, presidente dell’associazione Amici Obesi, che ha chiesto alle principali istituzioni di accendere colorare di blu le proprie sedi come segno di vicinanza ai pazienti con obesità. 

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