“Basta rinvii, ora ognuno si assuma le proprie responsabilità”. Operai dell’Eurallumina di Portovesme, nel Sulcis, sono saliti in cima al forno di calcinazione statico numero 1, a oltre 60 metri d’altezza.
Si tratta di un gesto di protesta nei confronti del Governo – come spiegano – per lanciare un appello allo sblocco della loro vertenza. L’impianto, di proprietà della multinazionale russa Rusal, produce ossido di alluminio, ma è fermo da tempo, nonostante l’esistenza di un piano di rilancio. Il progetto stenta a decollare anche a causa della situazione internazionale che coinvolge le aziende russe che operano nei paesi europei.
La protesta
La decisione di asserragliarsi sulla struttura è arrivata durante durante il sit-in e l’assemblea organizzati stamani davanti allo stabilimento, indetti dalle segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil.
La protesta arriva alla vigilia del vertice convocato per domani al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
lavoratori di Eurallumina chiedono come obiettivo minimo fondi per proseguire l’attività fino alla fine dell’anno e per tutto il tempo necessario a individuare una soluzione strutturale.
Secondo quanto denunciato, i 9,6 milioni di euro annunciati nel dicembre 2025 sono stati erogati solo in parte, mentre i precedenti incontri istituzionali non hanno portato a nuovi stanziamenti né allo sblocco degli asset.
I lavoratori avvertono inoltre che l’eventuale interruzione delle attività potrebbe compromettere il trattamento delle acque, la barriera idraulica, la gestione del bacino dei fanghi rossi e la custodia di decine di migliaia di metri cubi di liquido caustico presenti nell’impianto. La messa in sicurezza e la bonifica, sostengono, potrebbero costare circa 300 milioni di euro, a fronte di risorse molto inferiori necessarie per garantire la gestione ordinaria. Dopo l’incontro di domani, la delegazione valuterà gli esiti e deciderà le successive iniziative di protesta.
Solidarietà della Regione sarda: “Ci aspettiamo sblocco risorse”
“Piena solidarietà e impegno costante per risolvere la vertenza”. L’assessore dell’Industria della Regione Sardegna, Emanuele Cani, è in contatto fin dalle prime ore del mattino con gli operai dell’Eurallumina di Portovesme.
Il filo diretto con lavoratori e sindacati è continuo, fanno sapere dalla Regione, così come il lavoro di pressione che l’esecutivo Todde porta avanti da mesi sul governo perché siano erogati i fondi necessari per superare il blocco finanziario della proprietà russa Rusal.
Il 2 ottobre scorso la presidente della Regione e l’assessore Cani, in un comunicato congiunto, avevano chiesto da parte del governo “un intervento immediato” per “l’individuazione delle risorse necessarie a garantire la continuità della gestione del sito di Portovesme, con particolare riferimento ai presidi ambientali, alla sicurezza degli impianti e alla tutela dei lavoratori”.
Già a novembre 2025 – ricordano dalla giunta – la stessa presidente Todde aveva parlato a Roma con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per l’erogazione di un finanziamento ponte che facesse riprendere la produzione. È ciò che si attende sia comunicato domani al tavolo tecnico del Mimit a cui l’assessore Cani parteciperà. “Auspichiamo che nella riunione di domani perché venga ufficializzata da parte del Mef la disponibilità delle risorse necessarie per superare questa fase critica e subito dopo bisognerà ragionare col Mimit sulla ripartenza dello stabilimento”, conclude l’assessore Cani.

