Il nuovo rapporto dell’OCSE sul lavoro fotografa un’Italia in chiaroscuro, dove c’è più lavoro ma i lavoratori perdono potere d’acquisto.
Se da una parte la disoccupazione scende al minimo storico del 5% e i posti di lavoro aumentano, i salari reali già in sofferenza si preparano a calare ancora. Rispetto a cinque anni fa, il crollo del potere d’acquisto in Italia è il più grave tra le grandi economie mondiali. Inoltre, il tasso di occupazione generale resta molto indietro rispetto alla media dei Paesi dell’organizzazione.
L’edizione 2026 dell’Employment Outlook, presentata a Parigi dal segretario generale Matthias Cormann e dal direttore ad interim Mark Pearson, evidenzia come il potere d’acquisto degli italiani stia per subire un nuovo stop. Secondo le note dedicate al nostro Paese, i salari reali caleranno dello 0,9% nel 2026, per poi registrare un timido recupero dello 0,2% nel 2027. La colpa è della nuova fiammata dei prezzi dell’energia, che spingerà l’inflazione intorno al 3%, unita al blocco dei rinnovi dei contratti collettivi e a una persistente sottoutilizzazione della forza lavoro.
Sede dell’OCSE a Parigi (Getty)
I salari reali perdono terreno, Italia in coda all’area OCSE
Anche se all’inizio dell’anno le buste paga avevano mostrato un segno positivo (+1,3%), il confronto a lungo termine resta pesante. I salari reali in Italia sono inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021. Si tratta del dato peggiore tra le principali economie dell’area. Come spiegato dall’economista dell’OCSE Andrea Garnero, questa perdita equivale a rinunciare a circa venti giorni di stipendio rispetto a cinque anni fa. A frenare la crescita delle retribuzioni e la mobilità interna contribuisce anche l’uso diffuso delle clausole di non concorrenza, che nel nostro Paese blindano quasi un dipendente privato su cinque.
Tasso di occupazione record, ma sotto di quasi dieci punti rispetto alla media. Va ancora peggio per donne e giovani
Sul fronte del mercato del lavoro, i dati presentano una dinamica insolita rispetto allo scenario internazionale. Mentre in due terzi dei Paesi dell’OCSE la disoccupazione ha ripreso a salire, l’Italia fa parte di un ristretto gruppo dell’Europa meridionale, insieme a Spagna, Portogallo e Grecia, dove si continua a registrare un miglioramento. A maggio la disoccupazione è scesa al 5%, una quota in linea con la media generale del 4,9% e inferiore di 1,5 punti percentuali rispetto allo scorso anno.
Questo calo ha spinto il tasso di occupazione al livello record del 62,8% nel primo trimestre dell’anno. Tuttavia, la cifra nasconde un ritardo strutturale profondo: l’Italia si colloca ancora sul fondo della classifica dell’organizzazione, staccata di ben 9,3 punti percentuali rispetto alla media dell’area, che viaggia al 72,1%. Il divario è particolarmente pesante quando si analizzano i dati relativi alle donne e ai giovani. Inoltre, la spinta che aveva caratterizzato il biennio precedente ha subito un netto rallentamento nell’ultimo anno, differenziandosi dalla crescita più costante che si osserva nel resto del Sud Europa.
Busta paga – immagine generica (GettyImages)
Le reazioni politiche
Dalle fila dell’opposizione, la vicepresidente del PD Chiara Gribaudo attacca duramente l’esecutivo: “I numeri, ancora una volta, certificano il disastro del governo Meloni: secondo l’OCSE i salari reali in Italia nel 2026 scenderanno ancora, portandoci a dieci punti sotto la media europea. Non c’è invece nulla da festeggiare quando il divario è particolarmente marcato soprattutto per donne e giovani. È arrivato il momento di mettere la parola fine alla propaganda”.
Sulla stessa linea Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato e capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro, definisce il rapporto un enorme campanello d’allarme: “Un autentico tracollo targato Meloni, grazie alla quale gli italiani oggi sono costretti a scegliere se pagare le bollette o mettere il cibo a tavola. Anche sull’occupazione, poi, la grancassa meloniana non può nascondere un dato drammatico: il livello dell’Italia è inferiore del 9,3% alla media OCSE, uno dei più bassi dell’area”.
Il capogruppo del PD in commissione Lavoro, Arturo Scotto, sottolinea il legame con le scelte strategiche dello Stato: “L’OCSE mette a nudo tutta la propaganda del governo su salari e occupazione. Cresce l’inflazione, ma i nostri salari sono a meno 6,1 per cento rispetto a 5 anni fa. Mentre Giorgia Meloni pensa a come recuperare il rapporto con Trump insistendo sul 5 per cento del PIL in spese militari, chi lavora non riesce a fare la spesa”.
La replica della maggioranza è affidata ad Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che difende i risultati rivendicando il cambio di rotta economico: “Dall’opposizione è sempre la solita propaganda per screditare il governo Meloni, ma i dati OCSE sono chiari e parlano di un’occupazione a livelli record e una disoccupazione ai minimi storici: questo è merito di politiche che hanno investito sul lavoro anziché sull’assistenzialismo”.
Salario minimo nella UE (Rainews.it)
