“Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità'”. Così Beppe Grillo torna a parlare della sua ‘creatura’ sul suo blog.
“Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio”, sottolinea.
“Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo”, sottolinea.
“Le domande – prosegue Grillo – riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identita’. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio. Prendiamo il lavoro, se una parte delle attivita’ sara’ svolta da intelligenze artificiali e robot, chi ricevera’ la ricchezza prodotta? Le macchine lavoreranno e gli esseri umani guarderanno? Avremo pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza? Questo scenario impone politiche sul reddito e sul lavoro, impone anche di ripensare la formazione e l’immigrazione. Persino alcuni protagonisti della rivoluzione tecnologica parlano di reddito universale. Bene! Che comincino a finanziarlo coloro che guadagnano dall’automazione. Non si puo’ privatizzare il futuro e distribuire la disperazione! Prendiamo la sanità, l’intelligenza artificiale cambiera’ la diagnostica e l’assistenza, incidera’ anche sulla ricerca. Il problema della salute non puo’ essere ridotto ai costi, dobbiamo domandarci chi controllera’ questi strumenti, chi stabilira’ le priorita’ e dove finiranno i dati sanitari. La tecnologia servira’ a curare le persone oppure a scegliere quelle considerate convenienti? E poi – ragiona ancora Grillo – i nostri i dati, lo ripeto da una vita, viviamo nel capitalismo della sorveglianza, siamo osservati e classificati da societa’ private che conoscono i nostri comportamenti meglio dei nostri familiari, sanno dove siamo, cosa compriamo e cosa desideriamo, cercano anche di prevedere quando cambieremo idea. Quei dati sono nostri, dovremmo poterli controllare e decidere come utilizzarli, anche per rendere la societa’ piu’ sicura e migliorare i servizi pubblici. Abbiamo costruito un mondo in cui un’azienda conosce ogni nostro spostamento, mentre lo Stato spesso non riesce a dirci quando passera’ l’autobus”. “Prendiamo poi – e qui si arriva al nocciolo piu’ politico del lungo ragionamento – la democrazia, la rete permette a milioni di persone di comunicare e votare in pochi secondi, eppure continuiamo a delegare quasi ogni decisione a rappresentanti che, una volta eletti, rispondono ai partiti e alle correnti, e prima o poi finiscono per rispondere soprattutto alla propria sopravvivenza. La tecnologia potrebbe permettere una partecipazione continua dei cittadini e un controllo sulle decisioni, piu’ che per eliminare la rappresentanza – chiarisce – per limitarne il potere e impedire che la delega diventi una cambiale in bianco per cinque anni”.
