Lo scorso fine settimana Milano è stata teatro di scontri, distruzione di vetrine e danni per la città per circa 1 milione di euro – secondo i primi dati di Confcommercio. La Digos al lavoro per identificare tutti i circa 500 giovani ritenuti responsabili delle violenze, attraverso l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza e dei numerosi video girati durante gli scontri. Centinaia i ragazzi bloccati tra sabato e domenica e accompagnati in questura per essere identificati. Nell’80% dei casi si tratta di minorenni.
Tra loro c’è bambino di 11 anni con gli occhi azzurri diventato virale in questi giorni e raccontato in un’intervista del Corriere della sera dalla Dirigente scolastica della scuola che frequenta. “È arrivato quattro anni fa dal Marocco, ma non è chiaro se frequentasse regolarmente la scuola. Accanto ai corsi di alfabetizzazione, dalla prima media è stato avviato per lui un progetto educativo personalizzato” spiega la dirigente scolastica della scuola.
Il racconto della preside: Continueremo ad aiutarlo”
Il ragazzino non è imputabile. Nei video compare vestito di scuro e con il passamontagna, durante le devastazioni a Milano, è ripreso mentre esce da un negozio e in mezzo alla strada con i soli occhi scoperti. “Già domenica hanno cominciato a girare i video. I suoi occhi, bellissimi, sono inconfondibili. È uno dei momenti più brutti che ho vissuto nella mia carriera”, spiega al Corsera la dirigente dell’istituto comprensivo del quartiere Barona raccontando anche lo scoramento dei docenti che lo seguono e il senso si impotenza che vive al scuola difronte a queste situazioni. La sua è una scuola con 1.400 studenti, ma che riesce anche a stare dietro a ragazzi con bisogni particolari.
Alla domanda sul che tipo di alunno si tratta, la prof spiega: “Ha delle fragilità, ancora non parla bene in italiano, fatica a stare in classe tutte le ore, ma non ha mai fatto vandalismi o risse. Frequenta con piacere ed è molto legato ai suoi insegnanti di riferimento, quelli che lo seguono anche in rapporto uno a uno”. Poi ha aggiunto “È un ragazzino bellissimo e dolcissimo, ma che, diciamo noi, ‘gioca in un altro campionato’, che non è quello dei ragazzi della sua età. La scuola ha fatto di tutto, da parte nostra c’è stata grande volontà di aiuto e ausilio. Ora continueremo”.
Valditara: “non era rabbia sociale, c’era quasi divertimento”
Sull’identità dei ‘maranza’ si è espresso Valditara che oggi in un’intervista sul quotidiano La Vertà, ha spiegato: “Il prefetto mi ha fornito alcuni dati, credo che di tutti i ragazzi fermati il 70% sia straniero. La grande maggioranza di quelli che sfasciavano Milano erano nordafricani, non ho visto cinesi, non ho visto indiani, sudamericani, filippini. (…) non era rabbia sociale, c’era quasi divertimento”.

