Riccardo Bossi, primogenito del fondatore della Lega Umberto Bossi, è stato arrestato ieri a Busto Arsizio (Varese) in esecuzione di un provvedimento di cumulo pene per complessivi 5 anni e 9 mesi.
Il provvedimento, firmato dal procuratore di Busto Arsizio Carlo Nocerino, è stato eseguito dai carabinieri che hanno raggiunto Bossi nella sua casa e lo hanno portato nel carcere di Busto Arsizio.
Le condanne riguardano fatti del 2011 e 2020 per i reati di appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza.
Stando a quanto ricostruito dal pm, Riccardo Bossi avrebbe percepito 280 euro per 43 mensilità per 12.800 euro in totale. L’erogazione del reddito di cittadinanza era collegata al canone di locazione di un appartamento come sostegno al pagamento. Appartamento dal quale, però, secondo quanto accertato dagli inquirenti, Bossi era già stato sfrattato in quanto moroso. Di qui la contestazione del reato.
Esclusa dal conto la condanna a un anno e 4 mesi per maltrattamenti nei confronti della madre. Fatto che risale al 2016.
Riccardo Bossi, foto del 16 febbraio 2019 (Ansa)
La denuncia della madre nel 2016
La madre ha denunciato Riccardo Bossi per maltrattamenti e minacce salvo poi rimettere la querela e rassicurare il giudice in aula che i rapporti con il figlio erano tornati sereni con ogni possibile frattura famigliare ricomposta. La querela rimessa ha automaticamente fatto cadere l’accusa di minacce, lasciando però aperta quella per maltrattamenti per la quale si procede d’ufficio.
Tra gli episodi contestati dalla Procura a Bossi, che ha sempre negato ogni addebito, ci sono delle incessanti richieste di denaro avanzate alla madre, con scatti d’ira che in un caso avrebbero portato l’imputato a mettere le mani addosso alla donna, che in quel periodo lo ospitava nella sua casa di Azzate, facendole sbattere la testa contro il muro; mentre in un’altra circostanza, gli insulti e il clima teso avrebbero spinto la donna a fuggire di casa, pur di allontanarsi dal figlio.

