È giallo sulla morte di Loris Di Castri, il 53enne italiano trovato senza vita venerdì scorso nel Centro di correzione e riabilitazione Najayo Hombres, a San Cristóbal, nella Repubblica Dominicana. L’uomo era detenuto da poco più di un mese in attesa di essere estradato in Italia, dove era ricercato per associazione a delinquere e traffico internazionale di stupefacenti.

Secondo quanto riferito dalla Direzione generale dei servizi penitenziari (DGSPC) e dall’agenzia Efe, a fare la scoperta è stato un compagno di cella nel braccio di massima sicurezza, che ha trovato il corpo di Di Castri esanime sul letto. Nonostante l’intervento dei soccorsi, per l’uomo non c’è stato nulla da fare.

Italiano trovato morto in cella in Repubblica Dominicana, disposta l’autopsia (Ansa)

Sulle cause del decesso regna ancora l’incertezza. Sebbene i legali del 53enne abbiano ipotizzato un infarto, le autorità locali hanno disposto il trasferimento della salma all’Istituto Nazionale di Scienze Forensi (Inacif) per un’autopsia. Un’inchiesta è stata formalmente aperta per chiarire se si sia trattato di una morte naturale o se vi siano altre circostanze da approfondire. Dalle note ufficiali emerge inoltre che lo scorso 31 marzo, pochi giorni dopo il suo arresto, Di Castri era stato ricoverato d’urgenza in ospedale per non meglio precisati problemi di salute.

L’arresto dell’italiano era avvenuto a Santo Domingo il 25 marzo scorso, grazie a un’operazione congiunta con l’Interpol. Su di lui pendeva dal 2019 una “notifica rossa” (il massimo livello di allerta internazionale). Una risoluzione della Corte Suprema di Giustizia dominicana, emessa a febbraio, aveva già dato il via libera definitivo alla sua consegna alle autorità italiane.

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