Cinquemila immersioni, 20 anni di trasferte alle Maldive “lavagnetta sempre in mano per annotare tutto quello che studiava”. Monica Montefalcone, la docente associata di Ecologia del Distav all’università di Genova, sopravvissuta allo tsunami del 2004, era “fra le migliori subacquee sulla faccia della terra”. Il marito Carlo Sommacal è nella casa sulle alture di Pegli da dove si vede il mare che la moglie amava. “Mai avrebbe messo a repentaglio la vita di nostra figlia o degli altri, era meticolosa controllava tutto. Deve essere successo qualcosa lì sotto. Sono morti in cinque, è una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà”. Forse potrà essere di aiuto la GoPro “che di solito Monica indossava durante le immersioni”. Con la moglie Monica c’era la figlia Giorgia, anch’essa dispersa nella grotta, si doveva laureare tra un mese, in Ingegneria biomedica. “Mio figlio fa il compleanno il 22 maggio. E intanto le stava preparando la festa di nascosto”.
Carlo e Matteo non hanno chiuso occhio per tutta la notte. “Sono stato sul balcone a fumare tutto il tempo. Sul poggiolo abbiamo dei vasi di fiori e non ho mai visto un bocciolo. Oggi c’erano.
E’ un segno, sono Monica e Giorgia che mi dicono di stare tranquillo”.
Al bar della stazione di Pegli lavora Federico Colombo, il fidanzato di Giorgia. “Mi diceva sempre di non arrabbiarmi e di sorridere sempre. Io ci sto provando ma non so come reagire, lei era il mio futuro, come andrò avanti?”. Insieme da quasi tre anni non condividevano la passione per le immersioni. “Le amava più di ogni altra cosa. Ogni volta che ne concludeva una – racconta il ragazzo – mi raccontava tutto nei minimi dettagli, come se volesse farmi vedere il mare attraverso i suoi occhi. Mi diceva che, prima o poi, avrebbe fatto provare anche a me”.
Intanto l’Università di Genova indossa il lutto, abbruna la bandiera, e conta le lacrime di chi conosceva, studiava, frequentava Monica Montefalcone e i ricercatori morti in fondo all’antro dell’atollo Vaanu.
Piangono, gli studenti di Monica Montefalcone. Le parole sono rimandate a un altro giorno. Per adesso, pensano solo a fare una colletta per comprare un mazzo di fiori da lasciare sulla scrivania della loro professoressa e a ricordarla come fa un tecnico del dipartimento dove Monica insegnava: “un grande personaggio sia da un punto di vista umano che didattico. Era nata con la muta addosso. Era strepitosa con i ragazzi, una persona solare e dedita al lavoro”.
Continua a Leggere
© 2026 Specchio Italiano. Tutti i diritti riservati.
