Moriva il 15 settembre di venti anni fa Oriana Fallaci, una delle figure più celebri, discusse e influenti del giornalismo italiano.
Fiorentina doc, nata nel capoluogo toscano il il 29 giugno del 1929, la sua firma e la sua figura non hanno mai smesso di creare divisioni e, al contempo, di fornire spunti di riflessioni trasversali fino alla sua morte avvenuta all’età di 77 anni.
Dai reportage di guerra alle interviste ai potenti, dalla narrativa alle polemiche sull’Islam dopo l’11 settembre, la giornalista e scrittrice rimane ancora una presenza difficile da archiviare assieme al monito che il suo nome ancora rappresenta come sinonimo del diritto di un reporter nel porre domande scomode.
Oriana Fallaci, 1963 (Ansa)
Figlia di Edoardo Fallaci, artigiano e antifascista militante, durante la guerra partecipò alla Resistenza ed iniziò la sua attività giornalistica ad appena 16 anni.
Dopo le prime esperienze nelle redazioni fiorentine e milanesi arrivò a “L’Europeo”, settimanale con cui avrebbe costruito una parte decisiva della propria reputazione specializzandosi, quindi, nell’arte del reportage e nella figura del cronista che vuole stare dentro agli avvenimenti.
I reportage dalle zone di guerra
Dal Vietnam all’America Latina, dal Medio Oriente al conflitto indo-pakistano, Fallaci raccontò guerre e rivoluzioni con una scrittura definita personale, fisica, spesso drammatica. Nel 1967 iniziò la sua lunga esperienza vietnamita. Nel 1968 fu in Messico durante la protesta studentesca che precedette le Olimpiadi e venne gravemente ferita.
Nel 1961 realizzò un reportage sulla condizione della donna in Oriente, che divenne il suo primo successo editoriale come scrittrice, Il sesso inutile . Nel 1962 uscì Penelope alla guerra, la sua prima opera narrativa.
La guerra, per lei, non era soltanto uno scenario, ma un modo per interrogare gli uomini, le loro paure, il potere e le responsabilità di chi decide mentre altri combattono e muoiono. Da quelle esperienze nacquero alcuni dei suoi libri più importanti: Niente e così sia, pubblicato nel 1969 e legato alla guerra del Vietnam, e i reportage dedicati agli Stati Uniti e alla conquista dello spazio, tra cui Se il sole muore e Quel giorno sulla Luna.

Oriana Fallaci (Ansa)
Dalla vicenda della maternità mancata trasse il libro Lettera a un bambino mai nato. Questo suo primo libro che non nacque da un’inchiesta giornalistica fu un grande successo editoriale: vendette 4 milioni e mezzo di copie in tutto il mondo.
Nel 1990 uscì il romanzo Insciallah, ambientato tra le truppe italiane inviate nel 1983 a Beirut nell’ambito della Forza Multinazionale in Libano. Il libro provocò non poche polemiche: alcuni videro in quelle pagine la predizione di quanto sarebbe accaduto di lì a poco nello scontro mai sopito, ideologico e religioso, tra la civiltà occidentale e quella medio orientale .
Oriana Fallaci, 1963 (Ansa)
Dopo l’uscita di Insciallah Oriana Fallaci volle isolarsi, malata di tumore, a New York, ma scelse comunque la sua città, Firenze, dove trascorrere gli ultimi giorni prima della sua morte e dove è stata sepolta al cimitero degli Allori, accanto ai genitori. Sulla lapide, per sua volontà, una sola definizione: “Scrittore”.

