Ai giudici posso solo dire: sono totalmente innocente” scrive oggi in una lunga nota Mario Adinolfi, da ieri ai domiciliari per l’accusa di truffa ed evasione fiscale. “Ringrazio davvero gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia. Ma, Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia”.

L’ex parlamentare aggiunge che affronterà “la gigantesca saldatura di alcuni interessi che vogliono vedermi nel fango; affronterò la violazione istantanea del segreto istruttorio, con la diffusione ai media di ogni dettaglio delle carte, che dovrebbero essere secretate fino alla fine delle indagini preliminari; affronterò l’onta del braccialetto elettronico che a Roma si riserva solo agli autori di crimini violenti e neanche a tutti loro; affronterò i tg che in prima serata mi danno per colpevole non usando i condizionali e dicono che l’associazione Cristo Regna ha raccolto tre milioni di euro (leggetele almeno bene, le carte che vi hanno passato, c’è scritto tremila euro) seguendo il pattern degli ispiratori di questa inchiesta mediatica, cioè la trasmissione le Iene che ha rovinato con questi metodi migliaia di vite”.

“Mai stato alle Maldive o in Egitto, mai salito su uno yacht, mai posseduto o acquistato lingotti”

Adinolfi prosegue: “Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e, sì, c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri. Tg e giornali hanno detto che avrei acquistato orologi di lusso, quadri, imbarcazioni, addirittura lingotti d’oro o viaggi alle Maldive e in Egitto”. Il leader del Popolo della Famiglia precisa subito dopo: “Ma è davvero tanto difficile verificare che alle Maldive o in Egitto non sono mai stato in vita mia? Che non solo non posseggo ma non sono mai salito in vita mia su uno yacht o su altre imbarcazioni private? Che mai e poi mai ho posseduto o acquistato quadri o lingotti di qualsiasi metallo? Che esistono cinquemila fotografie e filmati in altrettanti eventi a cui ho partecipato nell’arco dei decenni ed è visibile a occhio nudo che non ho mai indossato in vita mia né un orologio di lusso né di altro tipo, né mai ne ho acquistati?”.

 

“Quella che conta è la giustizia di Dio, e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte”

Dopo “14 ore di perquisizione in casa mia, i poveri finanzieri sono andati via con due fogli di carta e un bancomat. Ecco il lusso che hanno trovato. Vivo da monaco, senza vizi. Mi vesto – spiega Adinolfi – con un pantaloncino e una t-shirt, anche a dicembre. Il mio stile di vita a dir poco morigerato è noto a tutti. Infangarmi così è veramente ignobile e chiedo ai colleghi giornalisti di porsi dei dubbi su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda. Io tenterò di mantenere la fiducia nella giustizia degli uomini e il mio legale depositerà quindi subito istanza al Tribunale del Riesame: reiterazione del presunto reato, rischio di inquinamento delle prove e pericolo di fuga troppo evidentemente non sussistono. Ma alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte. Cristo Regna”.

Arrestato ieri dalla Guardia di Finanza e posto agli arresti domiciliari, Mario Adinolfi è accusato di truffa ed evasione fiscale. La notizia è stata anticipata dal quotidiano La Repubblica. Per la Procura di Roma, ricostruisce il quotidiano, “il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro; altri 400mila euro sarebbero invece il frutto dell’evasione fiscale contestata dagli investigatori”.

 

Il meccanismo della ‘Scommessa Collettiva’

Al centro dell’inchiesta, c’è un circuito di ‘scommesse collettive’ promosso attraverso i social network. L’attività, organizzata come un vero e proprio “Betting Group”, ha attirato un numero considerevole di clienti. Attraverso la promessa di rendimenti elevati e garantiti — ben superiori ai tassi del mercato finanziario — e l’utilizzo di presunti algoritmi e strategie di scommessa infallibili, Adinolfi avrebbe indotto i privati a investire ingenti somme di denaro, in alcuni casi superiori ai 100mila euro per singola vittima. Le indagini sono scattate in seguito alle numerose denunce presentate dai partecipanti, che non hanno ottenuto né la restituzione del capitale investito né i guadagni promessi.

Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato, nell’ultimo quinquennio è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stato destinato a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per l’effettuazione di viaggi.

 

Il gip: “Vittime si affidavano ad Adinolfi per notorietà e principi morali”

Secondo quanto ricostruito dal Gip di Roma, Giulia Arcieri, nell’ordinanza di custodia cautelare, le vittime si fidavano ciecamente di Adinolfi a causa della sua notorietà pubblica. La fiducia derivava dal suo passato politico a livello nazionale, dalla sua attività giornalistica e dalla fondazione di partiti orientati al sostegno della famiglia e a forti principi religiosi e morali tradizionali. A questo si univa la sua fama di esperto giocatore di poker, che si dichiarava in grado di azzerare il fattore rischio grazie a specifici algoritmi.

 

Il gip: “Ha speso i soldi in barche, viaggi e orologi”

“Si deve rimarcare la scaltrezza, la pervicacia, la spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso, indicativa di una specifica volontà, oltre che abilità, nella movimentazione dei rilevanti flussi di denaro, che evidenziano una spiccata propensione all’occultamento dei flussi reddituali e all’elusione dei controlli dell’amministrazione finanziaria” scrive il Gip di Roma nell’ordinanza cautelare. Il giudice sottolinea anche che “nel caso di specie, va evidenziato che, dagli accertamenti finora svolti, è emerso che Adinolfi, pur a fronte di movimentazioni finanziarie per importi assai considerevoli, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, rilevate su conti correnti a lui riferibili e direttamente intestati, non risulta proprietario di immobili né titolare di partecipazioni sociali e nemmeno di cariche di rappresentanza all’interno di enti commerciali. Risulta solo intestatario di un’auto”.

L’indagato ha “speso ingenti somme di denaro (raccolte attraverso lo svolgimento della abusiva attività in esame) anche e soprattutto per l’acquisto di beni voluttuari, spese personali per beni di lusso quali, ad esempio, l’acquisto di orologi nonché viaggi all’estero (Maldive ed Egitto), quadri ed imbarcazioni. Tra questi, beni mobili registrati (imbarcazioni ed automobili), che stranamente (eccetto l’autovettura) non sono riconducibili alla persona fisica di Adinolfi benché siano stati dallo stesso acquistati con denaro proveniente dai propri conti correnti”. “Risulterebbero inoltre conti correnti dell’indagato all’estero sui quali sono in corso accertamenti (come in Lituania). È dunque evidente come l’indagato si premuri di evitare la formale intestazione a sé di beni e come abbia l’accortezza di disperdere il patrimonio allontanandolo dalla formale riferibilità al medesimo”, conclude il Gip.

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