Sarà pronunciata alle 19 di oggi, nella Corte d’Assise del tribunale di Latina, la sentenza di primo grado per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano che nell’estate del 2024 perse un arto in un incidente sul lavoro nelle campagne pontine, spirando nelle ore successive dopo che il suo datore di lavoro, Antonello Lovato, lo porto davanti alla sua abitazione con un furgone con il braccio amputato, poggiato in un cassetta per la frutta, invece di allarmare i soccorsi.
L’accusa per Lovato è quella di omicidio volontario con dolo eventuale: la pubblica accusa ha chiesto per lui una condanna a 22 anni di reclusione.
Dopo le arringhe della difesa e le repliche delle parti, andate in scena questa mattina, la decisione dei giudici, riuniti in camera di consiglio, è attesa per le ore 19. 

Nel frattempo, davanti al tribunale è previsto un presidio organizzato dai sindacati con la partecipazione di associazioni e rappresentanti dei lavoratori, tra cui il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini

 

La morte di Satnam Singh, il 19 giugno 2024

Singh, che non aveva un contratto di lavoro regolare, è stato agganciato dal macchinario avvolgiplastica a rullo, trainato da un trattore, che gli ha tranciato il braccio destro e schiacciato gli arti inferiori. Nessuno ha chiamato i soccorsi: l’uomo è stato caricato su un van e abbandonato nei pressi della propria abitazione, mentre il braccio tranciato è stato lasciato in una cassetta per la raccolta degli ortaggi.

A raccontarlo agli investigatori è stato lo stesso datore di lavoro Antonello Lovato arrestato ieri mattina. E mentre il mezzo percorreva la strada verso Sant’Ilario la moglie del bracciante, impiegata nella stessa azienda, a bordo implorava di chiamare l’ambulanza.

Singh è stato scaricato davanti casa poi i familiari hanno chiamato i soccorsi. I paramedici del 118 hanno affidato il bracciante indiano a un’eliambulanza che lo ha trasportato d’urgenza al San Camillo dove è morto dopo ore di agonia.

Condividere.
Exit mobile version