Zaccaria Mouhib, in arte ‘Baby Gang’, sarebbe un “soggetto tendente alla violenza, turbolento e refrattario alla disciplina” che rischia di esercitare la sua “influenza” anche sugli altri “detenuti” che lo “riconoscono” come “figura carismatica” e di “guida” anche per i “modi arroganti e minacciosi” con cui si rapporta con la polizia penitenziaria.
Per questi motivi il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria ha applicato al trapper, al centro di inchieste e processi degli ultimi anni, il regime della “sorveglianza particolare” per 6 mesi. Al 24enne di Lecco, detenuto in carcere a Busto Arsizio dopo essere stato arrestato a marzo un’inchiesta della Procura di Lecco per armi clandestine e ricettazione, sarà precluso partecipare al “sorteggio” mensile per la designazione dei detenuti da applicare alla “preparazione del vitto”, al servizio di “biblioteca” e le altre attività “culturali” e “sportive” in carcere.
Il giovane sarà assegnato a una cella “singola” con tutta una serie di “limiti” nell’arredo, fra cui il divieto del “fornellino individuale autoalimentato”, armadi, “specchi”, “televisore” mentre gli saranno consentiti la “radio portatile”, il “letto” e un “tavolo con lo sgabello”. Non potrà prendere parte ai “corsi scolastici” e professionali e non gli sarà consentita la “permanenza all’aperto” per più di “due ore al giorno”, si legge nel provvedimento firmato dal vice capo del Dap, Massimo Parisi, l’1 aprile.
Alla base della decisione ci sarebbero “episodi di particolare gravità” che avrebbero coinvolto Baby Gang durante precedenti periodi di detenzione e che avrebbero messo a repentaglio la “incolumità” di altri detenuti e l’individuazione sui “social media” da parte della polizia penitenziaria di “fotografie” e “video” che lo ritraggono in carcere. Un provvedimento contro cui il legale del giovane, l’avvocato Niccolò Vecchioni, ha già depositato reclamo al Tribunale di Sorveglianza di Milano per chiederne l’annullamento contestando in radice alcuni episodi. “Non viene precisata la data di pubblicazione dei contenuti, né il profilo social sul quale gli stessi sarebbero comparsi – si legge nel ricorso – non è chiarito chi abbia materialmente realizzato le immagini, né, soprattutto, chi le abbia diffuse”, scrive il difensore affermando inoltre di non sapere nulla di un procedimento penale per procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive per il quale il trapper sarebbe stato denunciato.
Invece “l’aggressione” e l’episodio di “oltraggio”, rispettivamente del 18 settembre e 29 settembre 2025 su cui si basa il provvedimento del Dap, sono “fatti risalenti nel tempo” per i quali sono già stati attivati all’epoca “strumenti disciplinari”, conclude il legale ricordando come il “regime di sorveglianza particolare” non può “essere utilizzato” come “strumento di aggravamento disciplinare” in assenza di un “concreto e attuale pericolo per la sicurezza dell’istituto” penitenziario.
