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Home » le ricerche si espandono, al setaccio anche i casolari
Cronaca

le ricerche si espandono, al setaccio anche i casolari

Di Sala Notizie16 Giugno 20265 min di lettura
le ricerche si espandono, al setaccio anche i casolari
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Proseguono senza esito le ricerche di Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. All’ottavo giorno dalla scomparsa, le indagini si sviluppano non solo nel Lazio, tra Minturno e le altre località di origine della famiglia, ma si estendono anche in Abruzzo. Le attività investigative si concentrano nell’area compresa tra Civitella Alfedena, paesino nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e le principali arterie di collegamento con i centri vicini. Oggi gli accertamenti sono stati estesi anche alla zona di Passo Godi, nel territorio di Scanno, e lungo le direttrici verso Castel di Sangro e Avezzano.
 

Secondo quanto si apprende da fonti investigative, gli inquirenti stanno effettuando verifiche e sopralluoghi in grotte, casolari e abitazioni abbandonate, nel tentativo di individuare elementi utili al ritrovamento delle due minorenni. Parallelamente proseguono gli approfondimenti sui contatti, gli spostamenti e le possibili segnalazioni raccolte negli ultimi giorni, nel quadro di un’attività investigativa che al momento non esclude alcuna ipotesi. 

 

Indagati i responsabili della casa famiglia
 

I responsabili della casa famiglia di Civitella Alfedena, sono indagati per abbandono di minore. Secondo quanto si apprende, si tratterebbe di un atto dovuto in seguito alla denuncia presentata ieri dal papà delle giovani che accusa la struttura di non aver vigilato correttamente sulle figlie. La Procura di Sulmona dunque ha aperto un nuovo fascicolo che va ad aggiungersi a quello già avviato per sottrazione di minore.  Nella denuncia, presentata con l’assistenza dell’avvocato Francesco Riccardi, il padre segnala, tra gli altri aspetti, la presunta assenza di sistemi di allarme e videosorveglianza e le modalità e i tempi con cui sarebbe stata comunicata la scomparsa delle ragazze ai familiari. Ieri Di Giacinto, insieme al suo legale e alla presidente dell’associazione Penelope, che si occupa di supporto alle famiglie di persone scomparse, ha trascorso l’intera giornata a Civitella Alfedena per seguire le attività legate alle ricerche e agli accertamenti. 

 

La denuncia del padre ai gestori della casa-famiglia

Che si tratti di una fuga o di un rapimento, per Stefano Di Giacinto, padre delle sorelline scomparse dalla comunità alla quale erano state affidate a Civitella Alfedena (L’Aquila), i gestori della casa-famiglia sono ‘corresponsabili’. 

Il genitore di Alisya e Sara ha denunciato i gestori della struttura dove le adolescenti erano ospitate da due anni, lamentando una presunta mancanza di controlli. Le due sorelle sono sparite nella notte tra sabato e domenica scorsi. Sarebbero uscite da una porta-finestra e ad attenderle potrebbe esserci stata un’auto. Le telecamere nel comune abruzzese hanno ripreso il passaggio di alcuni mezzi fra le 2 e le 5 del mattino. La camera in cui vivevano è stata posta sotto sequestro.
Allontanandosi, le due ragazze hanno lasciato i telefoni cellulari che sono stati acquisiti dal sostituto procuratore del Tribunale di Sulmona (L’Aquila) Stefano Iafolla, che si sta occupando del caso. 

 

Al vaglio le lettere delle sorelline

“È brutto stare qui senza di voi”, “ritorneremo a stare tutti insieme. Scrivo questa lettera in camera, nel silenzio tombale. Ed è molto brutto. ultimamente sono molto triste e preoccupata. Molti pensieri invadono la mia testa, è come se non ci fosse un domani. Vi voglio un mondo di bene e ve lo vorrò per sempre”. Lo ha scritto a gennaio Alisya, la figlia 16enne studia all’istituto turistico di Castel di Sangro (L’Aquila), ha la passione per la danza e la criminologia. Sarah invece frequenta la scuola media di Barrea (L’Aquila), vuole diventare estetista. 

“La verità è che un Tribunale minorile ha disposto l’allontanamento delle minori dalla madre due anni fa. Molte relazioni di esperti attestano condotte materne pericolose e inadeguate. C’è anche un tribunale civile che pronuncia la decadenza della potestà genitoriale materna e condanna la madre a risarcire il danno alle figlie e al mio assistito. Non è assolutamente vero che le bambine non volevano vedere il padre”, ha dichiarato Francesco Ricciardi, avvocato che assiste Stefano Di Giacinto, padre delle giovani.

 

Il legale della madre: “Hanno sempre rifiutato di vedere il padre”

“L’ultima volta che hanno visto la madre è stato il 17 maggio e gli incontri con lei avvenivano con regolarità in casa famiglia. So che le ragazze hanno sempre rifiutato di incontrare il padre. Erano speranzose di poter tornare con la mamma, come testimoniano le numerose lettere che scrivevano con affetto alla mia assistita”.
Così all’Ansa Enrico Mastantuono, l’avvocato che, insieme con Giuseppe D’Amici e Massimo Montanaro, assiste Valentina D’Acunto, la mamma delle bambine. 

“Mai avrei pensato nella mia vita di dovermi trovare di fronte alla scomparsa di due bambine che hanno l’età dei miei figli”, ha aggiunto.

I genitori delle due ragazze sono divorziati e da anni hanno sospesa la responsabilità genitoriale, poi revocata nelle ultime settimane solo al padre. Un provvedimento che, spiega l’avvocato, “è soggetto a impugnazione”. Secondo quanto riferito da Mastantuono, la mamma delle due sorelline sarebbe venuta a conoscenza della scomparsa soltanto alle 12.45 di domenica 7 giugno. “Lo ha saputo da un militare dell’Arma che si è presentato alla sua abitazione chiedendole se le figlie fossero lì con lei, lasciandola attonita – afferma -.Circa un’ora dopo la mamma ha presentato una querela per sottrazione di minori.
Tre giorni dopo sono state eseguite perquisizioni nelle abitazioni dei genitori e successivamente in quella dei nonni materni”. Nel frattempo si sono susseguite alcune segnalazioni di presunti avvistamenti, successivamente smentite dagli investigatori. “Dalla casa famiglia alla mamma non hanno comunicato della sparizione, non hanno saputo dire com’erano vestite”, lamenta l’avvocato. 

 

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