Ha lasciato la questura in tarda mattinata Gianni de Vita, marito e padre delle due donne morte da avvelenamento da ricina. Era stato accompagnato da due agenti della squadra mobile di Campobasso per la redazione del verbale relativo al materiale sequestrato nel corso delle perquisizioni fatte nei suoi uffici professionali. 

Le perquisizioni hanno interessato prima lo studio di via Risorgimento 18 a Pietracatella e poi quello di via D’Amato a Campobasso, dove gli agenti della Squadra Mobile sono rimasti per circa un’ora insieme allo stesso Di Vita.

In particolare, la Polizia ha sequestrato la borsa di Antonella Di Ielsi, rimasta nello studiodopo la morte della donna, avvenuta il 28 dicembre scorso. Era tra gli oggetti che gli investigatori stavano cercando nell’ambito dei nuovi approfondimenti finalizzati a ricostruire la vita della donna, la sua attività professionale, i rapporti e le relazioni precedenti alla morte.

Antonella Di Ielsi (50 anni) e sua figlia Sara Di Vita (15 anni) sono decedute nei giorni successivi al Natale del 2025 per un’intossicazione acuta da ricina. 

Condividere.
Exit mobile version