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Home » “Rompiamo il silenzio”. Le scuse arrivano alla vigilia della sentenza
Cronaca

“Rompiamo il silenzio”. Le scuse arrivano alla vigilia della sentenza

Di Sala Notizie15 Luglio 20263 min di lettura
“Rompiamo il silenzio”. Le scuse arrivano alla vigilia della sentenza
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“Rompiamo il silenzio”. Le “scuse” di Autostrade per l’Italia arrivano con una lettera aperta dell’amministratore delegato Arrigo Giana, pubblicata oggi dal Corriere della Sera e diffusa questa mattina dall’azienda, alla vigilia del giorno della sentenza sulla tragedia del 14 agosto 2018.   

“In queste ore siamo in attesa della sentenza di primo grado sulla tragedia del Ponte Morandi, con lo stesso desiderio di verità che sentono i familiari delle vittime, i cittadini genovesi e tutti gli italiani“, scrive Giana ricordando in prima persona: “Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione, dove scorrevano le drammatiche immagini di quella tragedia che si stava consumando a Genova”. E sottolinea: “Nel tempo che seguì il crollo del Ponte Morandi, continuavo quindi a domandarmi come fosse stato possibile non chiedere immediatamente scusa per quanto era successo. Un’ulteriore incomprensibile ferita, vissuta altrettanto drammaticamente dalla comunità”.   

“Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili, quindi porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della Giustizia verso la verità”. Oggi l’azienda – viene ancora sottolineato – “è altro rispetto ad allora:?un nuovo corso sotto il controllo dello Stato e con nuovi azionisti. Una nuova gestione, con nuovi dirigenti che lavorano giorno per giorno per monitorare la rete, pianificare gli interventi e prevenire i rischi, garantendo così la sicurezza delle infrastrutture, dei viaggiatori e dei lavoratori”.   

“Rompiamo il silenzio dunque”, scrive l’ad: “Ribadendo l’assoluto impegno delle nostre diecimila lavoratrici e lavoratori affinché fatti del genere non si ripetano mai più, a nome del Gruppo Autostrade per l’Italia voglio chiedere scusa ai familiari delle vittime, ai genovesi e a tutti gli italiani, perle sofferenze originate dal tragico evento del Morandi. Pur consapevole che il nostro gesto non potrà mai cancellare il loro dolore”.

Ricordiamo che Autostrade per l’Italia (Aspi) è accusata di responsabilità gestionale e di vigilanza per aver sottovalutato il degrado del ponte Morandi, di non aver eseguito o segnalato interventi di manutenzione adeguati e di aver risparmiato sulla sicurezza nell’arco di anni, secondo le indagini della Procura e relazioni tecniche ufficiali.

Il viadotto presentava da tempo segnali di degrado, sottovalutando il rischio di cedimenti strutturali. L’accusa sostiene che le criticità fossero note e che non siano stati adottati interventi sufficienti o tempestivi per evitare il crollo in cui morirono 43 persone. La vicenda ha aperto anche un capitolo di forti conseguenze economiche e politiche, tra risarcimenti, processi e discussioni sulla concessione autostradale.

La sentenza di primo grado è attesa per il 16 luglio 2026, nel maxi-processo sul crollo del ponte Morandi che vede imputate 57 persone tra ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia, Spea e del ministero dei Trasporti. La Procura ha chiesto quasi 400 anni di carcere complessivi per 56 imputati, con la richiesta più alta per l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci: 18 anni e 6 mesi.

In termini di pene, i rischi maggiori riguardano chi era ai vertici della gestione e della manutenzione, perché le accuse sono di omicidio colposo plurimo, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissioni d’atti d’ufficio. Secondo le richieste dell’accusa, altri ex manager di Autostrade e Spea rischiano condanne nell’ordine di 12-15 anni, mentre per alcune posizioni tecniche la pena richiesta scende a pochi anni. 

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