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Home » 25 Aprile tra partecipazione e tensioni: festa di popolo, spari a Roma e scontri a Milano
Politica

25 Aprile tra partecipazione e tensioni: festa di popolo, spari a Roma e scontri a Milano

Di Sala Notizie25 Aprile 20265 min di lettura
25 Aprile tra partecipazione e tensioni: festa di popolo, spari a Roma e scontri a Milano
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L’Italia ha celebrato l’ottantunesimo anniversario della Liberazione in un clima di profonda partecipazione popolare, ma anche di forti inquietudini. Se le piazze di Milano, Roma, Napoli, Bologna, Cagliari – solo per citarne alcune – hanno registrato un’affluenza record, con oltre 100mila persone solo nel capoluogo lombardo, la cronaca ha consegnato due episodi gravi che hanno trasformato la celebrazione in un terreno di scontro politico e istituzionale.

A Roma, nell’area di Parco Schuster, una coppia di coniugi, entrambi iscritti all’Anpi e riconoscibili dal fazzoletto rosso, è stata bersaglio di un’aggressione premeditata. Un uomo a bordo di uno scooter ha esploso tre colpi con una pistola ad aria compressa, ferendo il marito al collo e la moglie alla spalla. Sebbene le ferite siano lievi, la portata politica del gesto è enorme. Il sindaco Roberto Gualtieri ha parlato di un “fatto inquietante”, mentre le opposizioni chiedono chiarezza immediata: si è trattato del gesto di un folle o di un atto di intimidazione politica mirata in una giornata simbolo? Molti esponenti del centrosinistra (come Schlein e Fratoianni) hanno parlato di un vero e proprio “atto squadrista”. La polemica riguarda la facilità con cui un uomo armato ha potuto colpire in una zona teoricamente presidiata.

Milano e la “resa” della Brigata Ebraica

Parallelamente, a Milano, la festa è stata macchiata da una gestione dell’ordine pubblico che ha lasciato l’amaro in bocca a molti. La Brigata Ebraica, scortata per evitare il contatto con i gruppi pro-Palestina, è stata di fatto “deviata” dal percorso principale. Davide Romano, direttore del Museo della Brigata, ha denunciato quella che definisce una “ferita istituzionale”: lo Stato, secondo la delegazione, non sarebbe stato in grado di garantire il diritto di manifestare a chi rappresenta una parte fondamentale della Resistenza, cedendo alle pressioni delle frange estremiste. Emanuele Fiano (Pd) ha denunciato anche insulti agghiaccianti rivolti ai manifestanti della Brigata (tra cui la frase “Siete solo saponette mancate”). Questo ha scatenato una polemica ferocissima contro l’Anpi, accusata da Walker Meghnagi (Presidente Comunità Ebraica Milano) di aver “incitato all’antisemitismo” con dichiarazioni ambigue nei giorni precedenti e di non aver protetto a sufficienza la delegazione.

Il caso La Russa: lo scontro sulla memoria di Salò

Tra le tensioni politiche della giornata le parole del Presidente del Senato, Ignazio La Russa. La polemica è divampata a seguito delle sue dichiarazioni circa la volontà di celebrare il 25 Aprile ricordando, contestualmente, anche i “vinti” della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Secondo La Russa, la memoria nazionale dovrebbe tendere a una pacificazione che non escluda chi, pur dalla parte dei repubblichini di Salò, agì in buona fede.

Questa posizione ha scatenato una reazione durissima da parte dei leader della sinistra e delle associazioni partigiane. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha definito “una vergogna istituzionale” il tentativo di equiparare chi ha lottato per la libertà a chi ha collaborato con l’occupante nazista, trascinando il Paese nella dittatura e nell’orrore della deportazione. “Non si possono mettere sullo stesso piano i padri costituenti e i carnefici di Salò”, ha incalzato Bonelli dal corteo di Milano. Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno ribadito che la Costituzione italiana è intrinsecamente antifascista e che il 25 Aprile non ammette revisionismi storici o zone grigie. Per le opposizioni, il tentativo di La Russa di “onorare i repubblichini” rappresenta uno sgarbo alla carica che ricopre e un’offesa ai valori della Resistenza.

Gli appuntamenti istituzionali

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha tenuto il suo discorso principale a San Severino Marche, dopo aver reso omaggio al Milite Ignoto a Roma, sottolineando che la memoria del 25 aprile non è un esercizio ideologico o una celebrazione di maniera, ma un atto di profondo amor di Patria che deve unire tutti gli italiani amanti della libertà. Il Capo dello Stato ha ribadito con forza il monito “Ora e sempre Resistenza”, definendo la scelta partigiana come l’opposizione definitiva alla violenza dell’uomo sull’uomo e auspicando che dal ricordo dei morti della popolazione civile e dei campi di concentramento si levi un’unica invocazione di pace per ogni popolo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso le sue posizioni attraverso un messaggio ufficiale pubblicato sui propri canali social, oltre a partecipare alla deposizione della corona d’alloro all’Altare della Patria a Roma insieme al Presidente Mattarella. Nel testo, la premier ha ribadito che la fine del fascismo ha posto le basi per il ritorno della democrazia in Italia, definendo la libertà come un bene prezioso che rappresenta l’unico vero antidoto contro ogni forma di autoritarismo e sottolineando la necessità di celebrare questa giornata come un momento di unità nazionale attorno ai valori della Costituzione.  

Meloni e Mattarella alla festa della liberazione, 25 aprile 2026 (Ansa)

La polemica sulla sicurezza

Il vero nodo politico si è però spostato sulla gestione della sicurezza. Il Ministero dell’Interno è finito sotto accusa per due ragioni distinte. Da una parte gli organizzatori della manifestazione di Roma chiedono come sia stato possibile che un aggressore armato potesse muoversi liberamente nei pressi di un corteo sensibile come quello romano.

A Milano, la scelta del Viminale di “isolare” la Brigata Ebraica per evitare incidenti è stata letta dalle opposizioni (Pd e Azione in testa, con Emanuele Fiano e Daniele Nahum) non come una misura di sicurezza, ma come una capitolazione politica di fronte all’intolleranza.

Le autorità di pubblica sicurezza difendono l’operato, sostenendo che l’obiettivo primario era evitare scontri fisici che avrebbero potuto degenerare in guerriglia urbana, ma il dibattito su quanto lo Stato debba “cedere” alle minacce delle piazze calde resta aperto e infiammerà certamente le prossime sedute parlamentari.

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