Gli accertamenti disposti dalla procura di Larino sul telefonino di Alice Di Vita, la figlia e sorella di Antonella e Sara, le due donne morte per avvelenamento a Pietracatella, in Molise, riguardano in particolare i dati degli ultimi cinque mesi, da dicembre ad aprile. La Procura, che ha disposto l’acquisizione del dispositivo per accertamenti irripetibili nell’ambito del fascicolo aperto contro i cinque medici indagati, chiede in particolare le chat tra Alice Di Vita, i suoi genitori e sua sorella Sara.
Lo scopo è quello di accertare i rapporti tra i familiari e le comunicazioni nelle drammatiche ore prima dei decessi per riscontrare eventuali responsabilità dei sanitari e poi ancora chat, mail e conversazioni attraverso i social con altri parenti e conoscenti. Sul telefono ci sarebbero anche, nelle ‘note’, appunti sui pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre. Viene anche chiesto di acquisire la cronologia della navigazione su internet e rilevazioni sulle posizioni del telefono.
I risultati dell’accertamento svolti dal laboratorio digitale saranno pronti, salvo proroghe, entro 60 giorni.
Gli accertamenti, chiesti dalla procuratrice Elvira Antonelli, saranno effettuati martedì prossimo, 28 aprile, alle 9.30, negli uffici della Polizia giudiziaria della Procura di Campobasso. Saranno in quella sede estratti i dati contenuti nel cellulare. Convocati anche i legali dei cinque medici indagati nella prima fase delle indagini con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, mentre la parte del fascicolo inerente l’ipotesi di duplice omicidio premeditato con avvelenamento resta contro ignoti.
L’avvocato di Di Vita ha rinunciato all’incarico
L’avvocato Arturo Messere ha rinunciato il 10 aprile all’incarico di assistere Di Vita. Motivi contingenti e non meglio specificati alla base della decisione di Messere, penalista di lungo corso in Molise.
Legale di Alice: “Nemmeno il Mossad sapeva gestire una cosa simile”
“Noi restiamo tranquilli, non sono preoccupato”. Così all’ANSA Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, commentando il sequestro del telefono di Alice Di Vita. Sui motivi per i quali sia stato sequestrato solo lo smartphone della 18enne e non anche gli altri della famiglia, l’avvocato ipotizza: “Credo che gli inquirenti vogliano fare le attività di indagini un po’ alla volta. Probabilmente in questo momento si stanno concentrando su un aspetto, poi lo faranno su altro”.
Facciolla esclude comunque un possibile coinvolgimento della ragazza: “Lo dico con grande tranquillità, io stento a pensare che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad era in grado di poter gestire in quel modo”. E su questo tema aggiunge: “Questa vicenda di Alice mi suona nuova, io ero fermo alle attività che svolgevano sul conto di Gianni sulle quali non mi sembra ci siano dubbi, almeno per quanto mi riguarda, perché lui ha ricostruito in maniera puntuale un po’ tutto”.
L’avvocato quindi parla dell’avvelenamento con la ricina: “Gianni non immagina? minimamente cosa possa essere accaduto. Per questo fanno bene gli investigatori a fare una indagine classica, perché se non si riesce prima a capire da dove proviene il veleno non puoi poi attribuirlo a qualcuno”. Sulla possibilità che altri telefoni possano essere sequestrati, Facciolla infine puntualizza: “Noi abbiamo messo adisposizione, se dovessero servire, anche gli altri dispositivi”.
